io non so se lo stato deve investirci dentro o semplicemente avere una golden share per motivi di interesse nazionale, ma questo non rileva rispetto all'ostacolo. non si puo' "costringere" telecom a cedere la rete per "convincerla" bisognerebbe comprargliela ma telecom logicamente la vorrebbe vendere a carissimo prezzo. (l'asset serve a tranquillizzare i creditori...) se si sviluppa una nuova rete accanto a quella esistente, c'e' concorrenza infrastrutturale e quindi vengono meno delle regolamentazioni per cui telecom potrebbe abbassare i prezzi in alcune zone (e alzarli in altre) e far saltare i tempi di remunerazione della rete in fibra, complicando esponenzialmente i business cases. e gli interventi dello stato possono essere fatti laddove lo stato non distorce il mercato e questa sarebbe una distorsione mica male oppure lo stato puo' intervenire direttamente laddove c'e' un fallimento del mercato non c'e' una soluzione semplice. il fatto e' che la rete e' un monopolio naturale... il piano cerca di tenere conto di tutte queste cose: dalla rete fatta direttamente con soldi pubblici laddove c'e' fallimento di mercato al non intervento laddove c'e' concorrenza infrastrutturata, al sostegno agli investimenti nelle zone in cui la situazione e' una via di mezzo... ciao, s. On 03/03/2015 14:36, Giuseppe Attardi wrote:
io sarei per tutti questi motivi per la realizzazione di una rete di accesso interamente nuova, interamente in FTTH, che richiederebbe un investimento di circa 17Bn. per semplicita' mettiamo 20Bn considerando interessi e riduzioni di costi. immaginiamo di ripagarlo in 10 anni (periodo brevissimo per investimenti infrastrutturale), sarebbero 2Bn/anno. considerando che il GDP è circa 2Tn/anno, l'investimento e' circa l'uno per mille.
Su questo concordo. La questione è a chi affidare questa nuova rete. Telecom pretende di averne il controllo o una fetta rilevante sulla base del fatto che ha già la rete in rame e sarebbe un asset che vorrebbe valorizzare.
In realtà se si fa una rete completamente nuova, l'argomento non vale più.
Pertanto si può di nuovo immaginare di creare una società mista pubblica/privata, in cui la maggioranza sia pubblica, e a cui partecipino i privati in funzione degli investimenti che fanno. Essendo pubblica, o privata e di pubblico interesse, potrebbe beneficiare dei fondi europei e quindi si quadra il cerchio:
1. abbiamo una rete di pubblica utilità sotto il controllo pubblico, come penso piaccia a Meo 2. adeguiamo l'infrastruttura alle esigenze a venire 3. recuperiamo sui costi coi finanziamenti europei 4. adottiamo una politica keynesiana per usire dalla crisi (pagare persone per scavare buche e richiuderle, dopo averci infilato tubi e cavi). 5. ci mettiamo al riparo da interferenze straniere (acquisizioni di società) che come al solito ci farebbero diventare terreno di conquista.
6. garantiamo equo ed efficiente accesso a chi voglia sviluppare nuove imprese e servizi. 7. assicuriamo il rispetto della Net Neutrality.
-- Beppe
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