Beh, che dire dei provvedimenti amministrativi molto invasivi che il Consiglio dell'Unione Europea continua ad adottare contro persone accusate di sostenere in pubblico opinioni tecnicamente lecite (per quel che posso capire), ma sgradite ai governi? 

Da ultimo il bersaglio, tra gli altri, è stato un noto ufficiale svizzero in pensione (70 anni), Jacques Baud, autore di vari libri, ma in precedenza anche due giornalisti tedeschi, Alina Lipp e Thomas Röper, e uno turco, Hüseyin Doğru. 

Nel caso di Baud, Lipp e Roper l'accusa è di essere pro-Russia (varie fonti online spiegano i dettagli), mentre nel caso di Doğru la colpa è quella di aver messo in evidenza la complicità della Germania nel genocidio palestinese

Non sono un giurista, ma da quel leggo pare sia molto difficile difendersi da queste "sanzioni". 

Come azioni simili siano conciliabili con la Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea, oltre che con le Costituzioni nazionali, non mi è dato di capire, ma di sicuro per limiti miei. 

A meno che non sia stata dichiarata, a nostra insaputa, la guerra, facendo scattare, sempre a nostra insaputa, la legge marziale. 

Juan Carlos




On 18/12/25 13:56, Claudio Agosti wrote:
ah, decisamente in topic, parlando di censura, solo nelle ultime 24 ore (ops, l'email mi è rimasta in bozza per una settimana o più) ho appreso dei tre casi sottostanti.
Per fare eco alla mail precedente: ma ste autorità insignite di esercitare il potere del DSA, sapete dirmi perché non si muovono? Possono muoversi in questi casi? hanno spazio e potere d'azione? 
Lato "autodifesa", non dovrebbe essere chiaro che si deve ridondare e duplicare la propria presenza, così da avere dei paracaduti nel caso di censure improvvise? voi conoscere content creators che adottano queste o altre soluzioni? (non vale dire "stanno su mastodon", dobbiamo riconoscere che la massa critica è il problema irrisolto che porta anche persone in buona fede a starsene su queste piattaforme dello sfruttamento) 

Grazie, cari saluti, Claudio 



On Mon, Dec 8, 2025 at 6:37 PM antonio <antonio@piumarossa.it> wrote:
C'era una data. C'erano due nomi pesanti come macigni della coscienza critica italiana: Alessandro Barbero e Angelo D'Orsi. C'era un titolo: "Democrazia in tempo di guerra. Disciplinare la cultura e la scienza, censurare l'informazione".
Ora non c'è più niente. L'evento previsto per domani, 9 dicembre 2025 al Teatro Grande Valdocco di Torino è stato cancellato per revoca della concessione della sala. Una decisione comunicata dall'alto, secca, asettica. Ma che ha un odore preciso, inconfondibile: puzza di censura.
Chi prova a raccontarla come una "questione organizzativa" prende in giro l'intelligenza delle persone. Qui non salta un concerto per un problema all'impianto elettrico. Qui viene tolta una sala a un evento che parlava di censura, guerra, propaganda, libertà di informazione. La coincidenza è così grossa da diventare una confessione.
...
Torino non è una città qualunque. È città operaia, partigiana, universitaria, critica. È città di ANPI, di memoria, di lotte civili. Ed è proprio per questo che questa cancellazione pesa doppio. Perché è uno strappo simbolico. La storia insegna una cosa semplice: la censura non inizia mai con un boato. Inizia con una sala negata. Oggi tocca a due storici. Domani a un giornalista. Dopodomani a un insegnante. Poi, quando il silenzio sarà diventato abitudine, toccherà a tutti.

https://wordnews.it/2025/12/08/democrazia-in-tempo-di-guerra-a-torino-salta-levento-con-barbero-e-dorsi-una-revoca-che-puzza-di-censura/

A.