In questi tempi cupi sognare rende la vita più lieve. Vi giro questo
interessante articolo a confine tra economia ed informatica che parla di come
l'intelligenza artificiale potrebbe permettere di ripensare una economia in
senso socialista.
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L’IA può sostituire i
mercati? Una risposta socialista di mercato a Carlo L. Cordascodi
Andrea Genovese, Contropiano - 05/08/2025
Il mio amico Carlo
Ludovico Cordasco ha recentemente pubblicato due articoli ricchi e stimolanti
sull’IA e il problema della conoscenza. Il suo argomento ha il merito di
andare oltre dicotomie semplicistiche, esplorando in modo intellettualmente
onesto se e come l’IA possa replicare, o addirittura sostituire, le funzioni
economiche tradizionalmente svolte dai mercati.
In particolare, si
concentra sul ruolo dei mercati nella scoperta della conoscenza e nella
correzione degli errori, sollevando dubbi sulla capacità dell’IA di
eguagliarli in queste aree cruciali.
Ciò che colpisce della sua analisi
è quanto si avvicini a una prospettiva socialista di mercato, che vede i
mercati non come sacri, ma come strumenti istituzionali contingenti, che
possono essere integrati, simulati o parzialmente sostituiti se e quando
emergono meccanismi migliori.
Molte delle sfide che Carlo solleva, così
come le soluzioni ibride che immagina, si inseriscono bene nel quadro proposto
da Oskar Lange e altri che cercavano una sintesi tra pianificazione e feedback
decentralizzato.
Separare la normatività dal
meccanismoUno dei punti chiave di Carlo è che qualsiasi criterio
normativo di allocazione ottimale deve essere indipendente dai mercati stessi.
Che adottiamo l’efficienza paretiana, una funzione di benessere sociale
utilitaristica, il principio rawlsiano del maximin o un approccio basato sulle
capacità, questi standard sono definiti in termini di risultati, non di forme
istituzionali. I mercati possono approssimare bene tali risultati in certe
condizioni, ma non sono privilegiati normativamente di per sé.
Questo è
proprio il punto di partenza del contributo di Lange. Egli riconosceva il
valore informativo dei mercati, ma non li considerava assiomatici. Proponeva
invece di usare segnali di prezzo simulati in un sistema di pianificazione
centrale, guidato da feedback su surplus e carenze, per imitare la funzione di
coordinamento dei mercati decentralizzati (Lange, 1936).
L’argomento
risuona con tradizioni più ampie dell’economia istituzionale e della teoria
delle decisioni: dalla razionalità limitata di Herbert Simon (1957), che
richiede di accontentarsi di soluzioni soddisfacenti in ambienti complessi e
poveri di informazioni, alla pianificazione partecipativa di Albert &
Hahnel (1991), che cerca processi economici decentralizzati ma coordinati
basati su feedback iterativi e obiettivi condivisi anziché sulla
competizione.
Linee simili di pensiero compaiono nella coordinazione
negoziata di Pat Devine (1988), dove la partecipazione democratica nel
processo produttivo gioca un ruolo centrale nell’allocazione delle risorse
senza affidarsi esclusivamente ai mercati.
Il collaboratore di Lange,
Włodzimierz Brus, approfondì questo quadro sottolineando i prerequisiti
istituzionali e politici per una coordinazione economica significativa,
sostenendo che i sistemi di pianificazione devono incorporare decentramento,
reattività e controllo democratico per funzionare efficacemente (Brus &
Laski, 1989). Il suo lavoro successivo criticò i fallimenti del “socialismo
reale”, proponendo una gestione economica più pluralista e
democratica.
Importante, queste proposte non erano mere aggiustature
tecnocratiche al capitalismo. Provenivano da una tradizione marxista
interessata a superare l’anarchia della produzione, abolire lo sfruttamento e
controllare democraticamente il surplus. Lange, Brus e altri cercarono di
risolvere una tensione nell’eredità di Marx: come preservare la proprietà
collettiva senza cadere in un centralismo burocratico
inefficiente.
Esperimenti storici come Cybersyn nel Cile degli anni ’70
(un tentativo di usare la cibernetica per coordinare l’economia in tempo
reale, Medina, 2011) e il sistema jugoslavo di imprese autogestite in un
quadro socialista di mercato (Horvat, 1982) mostrano che gli sforzi per
combinare pianificazione, partecipazione e mercato non sono nuovi. Ciò che
mancava allora — capacità computazionale, dati in tempo reale, previsioni
avanzate — oggi l’IA potrebbe fornirlo.
L’IA come pianificazione
potenziata?Carlo ha ragione a enfatizzare i due motori del
coordinamento di mercato:
Scoperta della conoscenza, con agenti che
rivelano informazioni disperse attraverso transazioni;
Correzione degli
errori, dove gli errori sono puniti con perdite, spingendo a revisioni o
uscite.
Dubita che l’IA possa eguagliare i mercati nella seconda
funzione, ma riconosce che è sempre più efficace nella prima: classificare
dati, prevedere domanda, condurre micro-esperimenti su larga
scala.
Arriviamo così al cuore del discorso: non serve abolire i
mercati per riconoscere che l’IA può ridisegnare i confini del loro utilizzo.
Come anticipò Lange, se cambiano le condizioni informative, cambia anche la
necessità di affidarsi ai mercati.
E queste condizioni stanno
cambiando. La pianificazione basata sull’IA non è più teorica:
I
sistemi di raccomandazione allocano attenzione e beni nei media
digitali;
Le multinazionali usano algoritmi per ottimizzare produzione,
gestione delle scorte e logistica (Phillips & Rozworski, 2019);
Le
smart grid energetiche regolano produzione e consumo in tempo
reale.
Questi non sono esperimenti mentali: sono sistemi di
pianificazione parziali, integrati in economie di mercato.
Da una
prospettiva marxista, si apre una nuova frontiera nella critica dell’economia
politica. Se l’IA può alleviare i vincoli informativi che una volta rendevano
necessari i mercati, e se possiamo progettare istituzioni che disciplinino
l’attività economica attorno ai bisogni sociali anziché al profitto, allora la
socializzazione del coordinamento economico diventa una questione pratica, non
un sogno utopico.
Verso un futuro a mosaico?Carlo
ipotizza un futuro istituzionale ibrido:
In alcuni settori (es. beni
digitali a costo marginale quasi zero), la scarsità sta scomparendo, e con
essa il ruolo informativo dei prezzi. Qui, l’IA potrebbe coordinare
l’allocazione meglio dei mercati, usando algoritmi, code o protocolli ad
accesso aperto.
In altri, la scarsità persiste, e con essa la necessità di
feedback basati sui prezzi. Ma anche qui, l’IA può affiancare i mercati,
migliorando scoperta, previsione ed efficienza.
Un campo rilevante è il
mechanism design algoritmico, dove agenti IA allocano risorse attraverso
protocolli incentivanti. Nella versione distribuita, gli agenti interagiscono
direttamente per raggiungere equilibri senza controllo centralizzato,
suggerendo che coordinamento e correzione degli errori possano emergere da
feedback tra pari, anziché da mercati tradizionali.
Conclusione: un
riquadro Langeano?Forse la domanda giusta non è se l’IA possa
sostituire i mercati, ma in quali condizioni possa integrarli o parzialmente
rimpiazzarli. Lo scetticismo di Carlo sulla capacità dell’IA di replicare la
correzione degli errori è condivisibile, ma il suo quadro apre – piuttosto che
chiude – la possibilità di una sintesi socialista di mercato: preservare il
ruolo disciplinare dei mercati dove serve, esplorando strumenti algoritmici
per espandere le forme di coordinamento possibili e desiderabili.
Non è
un rifiuto dei mercati, ma un invito a reimmaginarli: come strumenti da
affinare, non templi da difendere. E, da un punto di vista marxista, non è un
ritorno alla pianificazione burocratica, ma una visione proiettata in avanti:
una produzione democraticamente diretta, tecnologicamente potenziata e
ecologicamente sostenibile — un socialismo riadattato all’era
digitale.
Riferimenti:
Albert, M., & Hahnel, R. (1991). The
Political Economy of Participatory Economics. Princeton University
Press.
Brus, W., & Laski, K. (1989). From Marx to the Market: Socialism
in Search of an Economic System. Oxford University Press.
Devine, P.
(1988). Democracy and Economic Planning: The Political Economy of a
Self-Governing Society. Polity Press.
Horvat, B. (1982). The Political
Economy of Socialism: A Marxist Social Theory. M.E. Sharpe.
Lange, O.
(1936). On the Economic Theory of Socialism. Review of Economic Studies, 4(1),
53–71.
Medina, E. (2011). Cybernetic Revolutionaries: Technology and
Politics in Allende’s Chile. MIT Press.
Phillips, L., & Rozworski, M.
(2019). The people’s republic of Walmart: How the world’s biggest corporations
are laying the foundation for socialism. Verso Books.
Simon, H. A. (1957).
Models of Man: Social and Rational. Wiley.