Veramente, se ho capito bene, l'obiezione di Giacomo e' proprio che e' QUESTO il problema: una piccolissima minoranza dei membri di una comunita' si serve del "accidente" che la sua lingua e' anche quella franca di tutta quella comunita' internazionale, per imporgli anche i suoi (di quella piccola minoranza) valori culturali, colpe di cui purificarsi, soluzioni eccetera.
Che la comunità anglofona abbia imposto (o cercato di farlo) i propri valori culturali negli ultimi due secoli (Inghilterra prima, Stati Uniti dopo), usando anche la lingua, oltre che eserciti, potere economico, ecc. è fuori discussione. I nostri punti di partenza e di arrivo sono gli stessi, è sui metodi che verte questo dibattito. Che poi è il solito, conviene l'attacco frontale o dall'interno, l'ariete piuttosto che il cavallo di Troia? In questo momento il gigante (l'America) vacilla, conviene approfittarne e se sì come? Quello di amplificarne le colpe mi sembra una delle mosse possibili. Non fare nulla, beh, non lo so. Una terza via? Bene, se c'è, ditemela, non sono uno che non cambia idea.