https://www.huffingtonpost.it/entry/intervista-luciano-violante-digitale_it_...
Le “compagnie del digitale” (trovo azzeccato il termine "compagnie", parafrasando la Compagnia Inglese delle Indie Orientali potremmo dire "Compagnia Americana dell'Infosfera" seguita da una lettera a scelta tra AFGM, ndr) hanno un potere politico di fatto che nessuno ha mai avuto: hanno una funzione regolatrice della vita dei privati e degli Stati, rendono servizi indispensabili e per questo condizionano la qualità dell’attività privata e pubblica. Se decidessero di staccare la spina tutte insieme il mondo smetterebbe di funzionare”. Indispensabili? Se manca l'acqua potabile il mondo smette di funzionare. Se l'aria diventa irrespirabile, ad esempio per colpa di un potente virus, il mondo smette di funzionare. Se i GAFAM decidessero di staccare tutte insieme la spina, sì, probabilmente qualche servizio (non di primaria necessità) verrebbe a mancare, ma tempo qualche settimana, o al massimo un paio di mesi e si troverebbero delle soluzioni. Forse quello che gli analisti della rete faticano a far capire è proprio questo, cioè che le "compagnie del digitale" non sono indispensabili e, per molti versi, nemmeno utili. Internet come infrastruttura è utile quando veicola servizi utili (ad esempio quando, come dice Stefano Quintarelli, sposta bit anziché atomi), ma che lo fornisca tizio o caio è solo un dettaglio ininfluente. Purtroppo, e qui mi aggancio al problema discusso in questi giorni sull'impronta ambientale del digitale, quanti di noi sanno cosa "trasporta" realmente la rete? Immaginate una rete autostradale in cui, invece di circolarvi motoveicoli, autoveicoli e autocarri, per il 50% vi circolassero solo bisarche. E l'IoT in fondo cos'è trasporta? Dati che servono ad aggiornarsi in continuazione in attesa che un "umano" ne possa, prima o poi usufruire. Insomma, in buona parte, e-spazzatura. Antonio