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| 15/12/2010 |
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| Bradley Manning, la fonte dei "war logs" su WikiLeaks, | Detenuto da
cinque mesi in condizioni dickensiane L'accusa? Aver messo in imbarazzo il
Pentagono per i crimini di guerra Usa in Iraq e
Afghanistan |
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Finora
nella saga di WikiLeaks tutta l'attenzione si
è concentrata attorno al suo fondatore Julian
Assange, che resta in custodia cautelare dopo il ricorso in
appello della Svezia in attesa della decisione del giudice a
Londra sulla libertà condizionata (che dovrebbe arrivare domani
pomeriggio), ma pochissimi si sono chiesti che fine abbia
fatto Bradley Manning, il militare di
22 anni che ha messo in imbarazzo il Pentagono
divulgando i "war logs" sui crimini di guerra
americani in Afghanistan e in Iraq
(ha fatto il giro del mondo su
YouTube il video - intitolato "Collateral Murder" -
dell'assassinio di civili
tra cui alcuni giornalisti Reuters a Baghdad
da parte di un caccia Usa). Non si sa se sia lui la
fonte anche del "cablegate" diplomatico (Assange
rispondendo a una domanda in una chat al Guardian
settimana scorsa ha detto "se una delle fonti dei cable fosse
Manning, allora sarebbe doppiamente un eroe").
Nonostante WikiLeaks abbia protetto
Manning mantenendo il suo anonimato, il giovane
analista militare esperto di computer si è fatto beccare dal
Pentagono attraverso una chat (di cui la rivista Wired ha i
testi completi, ma secondo Salon non li
sta colpevolmente pubblicando) ed è stato arrestato. Da allora,
silenzio stampa.
Ma abbiamo finalmente sue
notizie oggi: Glenn Greenwald
sul webmagazine Salon ha scritto un
lungo reportage sul carcere militare dei marines americani a
Quantico, in Virginia, dove
Manning è rinchiuso in isolamento da cinque
mesi senza essere stato ancora
nemmeno incriminato. Secondo una fonte
di Greenwald, Manning, che ha
già scontato due mesi di prigione militare in
Kuwait prima di essere trasferito a
Quantico, è un "detenuto speciale" sotto stretta
sorveglianza, nonostante si comporti da prigioniero modello.
Per 23 ore al giorno, Manning è tenuto in
isolamento, senza un cuscino nè lenzuola nè accesso alle
notizie e non gli viene concesso di fare ginnastica, condizioni che
"probabilmente creano danni psicologici di lunga
durata".
Commenta il New
York Magazine:
"Aspettate un attimo, volete dire che secondo Greenwald il
governo Usa è disposto ad andare contro la legge e a fare giochini
psicologici con chi considera una minaccia alla sicurezza
nazionale?" e linka a un dossier online su tutte le
torture perpetrate dal governo americano negli anni.
Nel
resoconto di Salon, emerge il
pensiero candido del ragazzo-hacker Manning
e del perchè ha deciso di spedire i documenti di
quelli che a lui sono sembrati orribili crimini di guerra a
WikiLeaks. Alla domanda su come mai non ha venduto
le informazioni a qualche Paese nemico degli Usa, ha risposto:
"Credo che l'informazione debba essere libera e gratuita, appartiene
al pubblico dominio, un altro Stato si sarebbe approfittato di
quelle informazioni per averne un vantaggio, ma se le informazioni
sono aperte...a disposizioni di tutti... diventano un bene
pubblico".
Daniel Ellsberg (quello che
tutti considerano oggi l'eroe dei Pentagon Papers)
scrive su Democracy
Now che Manning è un eroe.
Ma, indipendentemente dal giudizio sul suo operato, una cosa è
certa: non è degno di una democrazia che sia torturato. |
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