Non mi convince per niente.

Intanto gli algoritmi di reccomendation dei social cambiano in continuazione, e ciò che valeva 10 o anche solo 5 anni fa non vale più.
Facebook ha pubblicato di recente un blog in cui spiega in che modo usa AI per scegliere cosa segnalare e del concetto di “connessioni sociali deboli” non ricordo di avervi trovato traccia.
Secondo, tutti gli studi sulle echo chambers sarebbero sballati?
Infine, la mia esperienza personale è che ricevo solo segnalazioni da friends o da pagine che ho visitato: punti di vista alternativi zero.

— Beppe

On 16 Mar 2021, at 14:58, <nexa-request@server-nexa.polito.it> <nexa-request@server-nexa.polito.it> wrote:

Date: Tue, 16 Mar 2021 14:38:01 +0100
From: "J.C. DE MARTIN" <juancarlos.demartin@polito.it>
To: Nexa <nexa@server-nexa.polito.it>
Subject: [nexa] sulla polarizzazione (immaginaria)
Message-ID: <a670c7a4-2688-bc01-3432-6ff64869d54c@polito.it>
Content-Type: text/plain; charset="utf-8"; Format="flowed"

Discutendo di digitale (come di qualsiasi altra cosa) si riesce
a fare dei passi in avanti solo se tutti prendiamo atto dei risultati
della ricerca, archiviando una volta per tutte le posizioni precedenti
risultate errate.

Esempio: che esattamente 20 anni  (era il 2001) Cass Sunstein
ipotizzasse un possibile rischio di polarizzazione per effetto della
diffusione dei social media ci poteva stare (anche se solo lui
poteva dedicare un intero libro ad una mera ipotesi...).

Oggi però la ricerca ha parlato: come riassume Bruno Saetta
qui sotto (tratto fa post pubblico su Facebook), infatti,
non c'è differenza significativa tra la "polarizzazione" online e offline.
Anzi, semmai l'online è un po' meno polarizzante.

Quindi non sprechiamo più tempo a parlare dell'ipotesi-Sunstein,
che - fino ad eventuali nuovi risultati di altro segno - è
da considerarsi _cassata_.

juan carlos

P.S. Naturalmente se qualche lettore di questa lista ha evidenza scientifica
di segno diverso la condivida, per favore, siamo qui per capire e imparare!

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*Perché su Internet si è meno esposti alla polarizzazione*

Secondo molti commentatori internet sta spaccando il mondo, inducendo 
una artificiale frammentazione e polarizzazione. Cass Sustein sostenne 
che le persone tendono a restringere le loro letture online alle sole 
che confermino i loro punti di vista (politici), con ciò determinando 
appunto la loro polarizzazione.
Purtroppo i dati ricavate dalle ricerche online non confermano questa 
teoria. Lo studio di Matthew Gentzkow e Jesse M. Shapiro (Ideological 
Segregation Online and Offline, 2011 https://www.nber.org/papers/w15916) 
evidenzia come la segregazione ideologica nel consumo delle notizie è 
assolutamente comparabile tra l’online e l’offline, nonostante alcuni 
dicano il contrario. Gli autori hanno raccolto dati sulla navigazione 
degli utenti e delle loro ideologie, giungendo ad inaspettate conclusioni.
Supponendo che la perfetta segregazione, cioè liberali e conservatori 
non si incontrano online (non leggono gli stessi siti o giornali) sia 
pari a 0, e che la perfetta desegregazione sia pari a 50, il risultato è 
che online le possibilità che liberali e conservatori si incontrino è 
pari al 45,2% (cioè molto più vicino alla perfetta desegregazione). La 
cosa interessante è che tale studio è stato fatto anche con realtà 
offline, ottenendo questi risultati:
- ambiente di lavoro : 41,6%
- vicini: 40,3%
- membri della famiglia: 37%
- amici: 34,7%
In breve è più facile essere esposti ad punti di vista opposti ai propri 
online che offline, da cui la conclusione che internet è probabilmente 
il “luogo” dove si ha meno “segregazione”.
I motivi sono principalmente due: internet è sostanzialmente dominato da 
pochi attori che veicolano le notizie, e quindi i siti principali devono 
essere in grado di attirare la generalità delle persone, con ciò 
limitando i punti di vista più estremi; inoltre molte persone tendono a 
visitare siti con ideologie opposte al solo fine di criticare e 
discutere quelle posizioni.
Lo studio utilizza dati non molto recenti, ma la situazione non appare 
affatto modificata ad oggi. Uno studio di Eytan Bakshy, Solomon Messing 
e Lada Adamic del 2015 (Exposure to ideologically diverse news and 
opinion on Facebook 
https://science.sciencemag.org/content/348/6239/1130.abstract) evidenzia 
come la maggior parte delle informazioni viene da persone su Facebook 
con opposti punti di vista. Questo perché in genere sui social sono 
privilegiati le “connessioni sociali deboli”, cioè persone che non 
inviteremmo a casa nostra ma con le quali condividiamo pensieri e parole 
(e discussioni). Quindi se nella vita reale abbiamo a noi vicini 
generalmente persone che condividono i nostri punti di vista, evitando 
quelli che non li condividono, sui social e in genere online la 
situazione è molto differente.
Tratto da: Everybody lies, what the internet can tell us about who we 
really are, di Seth Stephens-Davidowitz
PS. Ne abbiamo parlato anche su Valigiablu: 
https://www.valigiablu.it/polarizzazione-bolle-informazione-digitale/