Cittadini di tutto il mondo cliccate

di Alessandro Gilioli
Internet non è un divertimento, ma un diritto umano fondamentale. Come la libertà d'espressione. Dagli Usa alla Scandinavia, nasce una nuova visione del Web. Che potrebbe entrare nelle Costituzioni

Agli studenti di Shanghai Barack Obama lo ha detto a modo suo e senza girarci troppo intorno: "La libertà di accesso a tutti i contenuti on line ci rende migliori". Una frase semplice, che però nasconde una questione fondamentale per il futuro delle democrazie: il concetto di 'libertà d'impressione', che sta al XXI secolo come all'epoca illuminista stava il principio della 'libertà d'espressione'.

A teorizzare la libertà d'impressione, 'rovesciando' l'articolo 19 della Dichiarazione dei Diritti umani dell'Onu, sono da anni due scienziati della politica canadesi, Marshall Conley e Christina Patterson, che hanno introdotto la formula sostenendo che "la Rete, facilitando la diffusione della conoscenza, incrementa la libertà d'espressione e il valore della cittadinanza". La possibilità di avere accesso al Web cioè accresce verticalmente la possibilità di farsi un'opinione e di manifestarla, grazie alla molteplicità di fonti, notizie e punti di vista frequentabili nel Web.

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