Il 08/10/2011 17:58, giuseppe mazziotti ha scritto:
Ciao Paolo,

ti ringrazio per i chiarimenti importanti riguardanti la paternità del documento cui ho fatto riferimento. 
Peccato non si capisse dall'articolo di TorrentFreak.

Ciao Giuseppe. Nell'articolo a cui riferisci leggo "The Greens / EFA is one of the parliamentary groups in the European Parliament. The group currently hold 57 seats, including one Pirate Party seat held by Christian Engstrom." Quale parte della frase non ti fa comprendere che Engstrom è un MEP nel gruppo dei Verdi?

Quindi ora la politica dei Verdi in materia di copyright a livello europeo è sviluppata da qualcuno del PP: ne prendo atto.

Lieto di apprendere che prendi atto dei processi democratici all'interno del PE, visto che il position paper è stato regolarmente votato e approvato a maggioranza, e i candidati del PiratPartiet al PE sono stati democraticamente mandati lì dal popolo con elezione diretta.

Taglio il quoting di buona parte del resto della mail, in quanto si tratta di domande a cui è stato risposto in più occasioni e in tutte le sedi, anche istituzionali. Ti rimando pertanto a semplici ricerche sul web o anche solo in questa lista e passo direttamente all'ultima parte.


Un breve accenno infine a quelle che tu definisci infiltrazioni nei processi di "law-making". Tutte le multinazionali e i rappresentanti di tutte le industrie dialogano con i governi, e anche con la Commissione, non solo l'industria dell'"entertainment". E quando si parla di Internet e di copyright digitale la pressione dei colossi dell'informatica e/o delle Internet companies può essere tanto forte, o forse più forte, di quella delle industrie creative. Alla Commissione Europea spetta il compito, non facile, di tenere fermo il proprio baricentro, facendo proposte legislative che tengano conto prima di tutto dell'interesse pubblico, anche quando si tratta di sviluppare "industrial policy".

Se la Commissione Europea ci tenesse veramente a tener fermo questo baricentro di cui vai parlando non avrebbe, pochi mesi orsono, messo a capo del Copyright Office del DG Trade Maria Martin-Prat, ex "Deputy General Counsel and Director of Legal Policy and Regulatory Affairs for the International Federation of the Phonographic Industry (IFPI)". Il Copyright Office è uno degli organi che ha più influenza e potere all'interno della Commissione in merito alle proposte legislative concernenti il copyright. La posizione di IFPI e della Prat presumo siano note a tutti i lettori della lista.

Le infiltrazioni di cui parlo vanno al di là della legittima e legale opera di lobbying e anche di queste ho dibattutto molto a lungo, non solo per quanto riguarda la Commissione ma anche in merito al Consiglio UE, al Parlamento e all'interno dei governi di diversi Stati Membri (grazie ai cables diffusi da WikiLeaks non ci sono più dubbi).

Ci sarebbe poi da discutere se in tema di legislazione sul copyright l'industria del copyright possa essere o meno uno stakeholder legittimo (il solito problema che si verifica anche in campi più impegnativi: possono essere stakeholder legittimi le industrie che producono armi quando si dibatte del finanziamento per gli armamenti? possono essere stakeholder legittimi le industrie farmaceutiche quando si dibatte di compulsory licensing dei brevetti dei farmaci salva-vita in casi di estrema necessità?) ma in merito ha già scritto Falkvinge un pezzo esemplare che sviluppa meglio di quanto possa fare io tutte le idee in merito.

<http://torrentfreak.com/why-the-copyright-industry-isnt-a-legitimate-stakeholder-in-copyright-110430/>

Concludo dicendo che questa opera di infiltrazione non riguarda solo l'UE ma anche gli USA, dove i 5 avvocati di punta della RIAA ora sono, per nomina diretta del Presidente, tutti al Dipartimento della Giustizia. Uno di essi, per inciso, è il Vice Procuratore Generale degli Stati Uniti d'America.

Ciao,
Paolo