On Tuesday, 10 March 2020, Enrico Nardelli <nardelli@mat.uniroma2.it> wrote:
> Beppe
>
> non capisco, ma non ritieni che la democrazia sia in pericolo in caso di "asservimento come paria di una larga parte della popolazione"?
Dipende da cosa intendi per democrazia.
Non voglio tediarvi con le tristissime esperienze che ho vissuto nel Partito Pirata, ma anche al di fuori molti "democratici" sono assolutamente elitari.
Non è certo il caso di Giuseppe, sia chiaro.
Ma la prospettiva P2ista per cui i cittadini devono essere "guidati" da gente che "ne sa" (invece che essere messi in condizione di partecipare pienamente alla vita politica attraverso istruzione ed educazione) pur preservando la forma, l'apparenza dei processi democratici, è straordinariamente radicata in Italia.
Più volte l'ho vista emergere da gruppi di sinistra e centro-sinistra (e anche nel PD).
Ogni volta che invece di discutere, magari anche animatamente, di una materia su un canale pubblico ci si limita ad qualificare l'interlocutore con troppo ignorante su una determinata questione politica, si evidenzia questa radicata visione elitaria.
Ma costoro possono comunque dirsi "democratici", secondo una definizione di democrazia in cui si è magari pronti governare il popolo "per il popolo", ma non si accetterebbe mai di essere governati DAL popolo ignorante.
Una visione elitaria che esclude, per definizione, la maggioranza. Maggioranza cui rispondono i populismi che non fingono nemmeno di voler essere democratici.
La visione distopica che descrive Giuseppe è in fondo il sogno di queste classi dirigenti: un popolo di burattini, fragili, superficiali e manipolabili.
Non serve che i fili siano fisici, però.
Anzi, devono essere burattini wireless. Basati su behavioral futures.
Altrimenti l'illusione democratica, l'illusione della libertà, verrebbe meno.
Giacomo