Ciao,

ieri pomeriggio e sera ho fatto fatica a seguire la mailing list. Ho letto le risposte stamattina - spero di non essermi perso passaggi, in caso scusate.

Intanto ringrazio Davide, anch'io apprezzo la tua analisi del discorso. E ci tengo a ringraziare anche Anna per essere intervenuta - è fondamentale che in questi dibattiti partecipino le donne e finora eravamo solo uomini. Però mi permetto di essere in disaccordo (spero di non travisare quello che hai scritto): io non nego la tua esperienza con Stallman, ma la tua esperienza con Stallman non può negare quella di altre donne. Ci sono accuse di molestie nei suoi confronti (si veda l'articolo di Repubblica che ho condiviso ieri) e le donne che denunciano molestie devono essere credute. Poi è ovvio che non possiamo giudicare noi la colpevolezza e ho ripetuto fin dall'inizio che i miei commenti non sono rivolti al caso specifico di Stallman, che non conosco approfonditamente e che deve essere giudicato da un/a giudice, ma sono di carattere generale: se una donna dice di essere stata molestata, non possiamo derubricare le sue accuse a infondate.

Non nego che dei casi di molestie venga fatto un uso politico - spesso da uomini. Questo è un fatto grave che vediamo accadere spesso. Ma non nega quello che ho detto finora.

Pertanto, tornando all'origine del mio discorso, se Raffaele (è questo il nome con cui preferisce essere chiamato il prof. Meo, ho capito bene?) sceglie di non toccare questo tema, non ci vedo nessuna autocensura. Quante volte non tocchiamo un tema perché è delicato e non vogliamo offendere? Quante volte tralasciamo un tema in un articolo perché è eccessivamente delicato e complesso e non c'è spazio per trattarlo in maniera consona? Non dobbiamo per forza esprimere un'opinione su tutto. Si può e si deve parlare dei casi di molestie, ma siccome il 'chilling effect' del patriarcato fa sì che le donne non vengano credute e siano rivittimizzate quando sollevano il problema, è fondamentale parlare della questione con un certo tatto e un certo atteggiamento nei confronti di chi denuncia.

Buona giornata a tuttx!

Riccardo

Da: nexa <nexa-bounces@server-nexa.polito.it> per conto di D. Davide Lamanna <davide.lamanna@binarioetico.it>
Inviato: mercoledì 5 maggio 2021 14:19
A: nexa@server-nexa.polito.it <nexa@server-nexa.polito.it>
Oggetto: Re: [nexa] R: R: stallmansupport.org
 

Innanzitutto ringrazio Riccardo Nanni per il bellissimo messaggio. Se ne
sentiva davvero il bisogno.


> In questo articolo di Repubblica difensivo nei confronti di Stallman si
> fa riferimento al fatto che "Un'ombra però rimane. Una professoressa
> italiana, 40 anni fa in visita al Mit come studentessa, ha asserito in
> questi giorni di 'essere stata tastata da lui in
> ascensore'."  https://www.repubblica.it/tecnologia/2021/04/02/news/il_mondo_del_software_libero_si_divide_sulle_accuse_a_richiard_stallman-294786792/
> <https://www.repubblica.it/tecnologia/2021/04/02/news/il_mondo_del_software_libero_si_divide_sulle_accuse_a_richiard_stallman-294786792/>


Visto che Riccardo cita un articolo che ho letto, voglio cogliere
l'occasione per dire pubblicamente che a me l'articolo non è piaciuto
per niente.

Premetto che l'autore, Arturo Di Corinto, è un amico. Ho verificato,
Arturo non è iscritto qui, sebbene vi era una concreta possibilità che
lo fosse, visto che conosce la metà degli iscritti. Comunque gli archivi
sono pubblici e l'iscrizione libera.

Arturo è nettamente a favore di Stallman. Io tutto al contrario.

Prendo lo stesso passaggio citato da Riccardo:

"Una professoressa italiana, 40 anni fa in visita al Mit come
studentessa, ha asserito in questi giorni di “essere stata tastata da
lui in ascensore"

Si noti il curioso utilizzo della parola "asserito". Molto curioso, no?
Tra tante parole, proprio questa è stata scelta. Si noti anche il
rimarcare che in fondo erano 40 anni fa (ma poi erano davvero 40? chi lo
sa...) e lei era una "studentessa", mica una "professoressa italiana"
come oggi.

Prosegue così:

"Secondo il professore pisano Giuseppe Attardi che all’epoca era
visiting professor al MIT, “circolava voce che ‘ci provasse’ con le
ragazze del laboratorio che per questo evitavano di andare sole in
ascensore con lui, ma niente di più".

Ora, posto che per un livornese, "pisano" può essere anche un'offesa,
ma, battute a parte, ha senso parlare di Attardi, ordinario
all'Università di Pisa, come di un "professore pisano"? In un articolo
di giornale?!

Boh... mi sa che ci siamo tutti lasciati alle spalle il buon senso in
questa vicenda. Mi ci metto anche io nel mezzo, senza problemi. E'
talmente forte il dissidio, che diciamo o lasciamo intendere cose
orribili l'un* dell'altr*.

Arturo è un amico, ma 'sta roba mi ha lasciato di sasso e volevo dirlo
già da un po'.


D.

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