Ciao Giovanni
Dunque valida per determinate opere e non altre. E perfettamente affiancabile, laddove socialmente utile, a CC BY-SA.
Non ho capito cosa intendi per affiancabile, so però che la CC-BY-NC[-SA] è incompatibile con la CC-BY[-SA].
Semplicemente: se trovo interessante ciò che vuoi fare con un mio contenuto, posso rilasciartene una copia sotto un'altra licenza, ad esempio CC BY-SA.
Inoltre la clausola NC veicola l'idea che trarre profitto dal proprio lavoro impiegato per le attività di cui sopra sia deprecabile mentre io penso sia del tutto legittimo ed anzi auspicabile
Questa è una tua interpretazione, effetto IMO del FUD che circonda qualsiasi proposta che rallenti il "libero" mercato. Peraltro FUD inteso letteralmente: - dubbi ed incertezze sulla sua applicabilità o sulla sua efficacia giuridica (sebbene scritta dagli stessi giuristi che hanno scritto le altre CC) - paura di ridurre la diffusione dell'idea stessa, laddove chi sceglie una CC vuole massimizzarla
[...] Se rimaniamo in una prospettiva centrata sull’autore, non si capisce perché ci si debba affaticare a cooperare, condividere e annotare.
Il copyright è una legge ingiusta in un sistema democratico perché rallenta il dialogo e la ricerca collettiva. Il dialogo continuo necessario ad una democrazia imporrebbe di abolirlo insieme a brevetti e simili aberrazioni, ma evidentemente la democrazia occidentale è uno strumento del mercato, non viceversa. Detto questo, non credo che chiedere il permesso ad un autore per l'uso commerciale significhi "rimanere in una prospettiva centrata sull'autore". Il commercio e il profitto non sono l'unico movente della ricerca o della produzione culturale. Qui dibattiamo alacremente, ma quanti partecipano a questa produzione culturale perché pagati per farlo? E come scrivevo altrove possiamo immaginare copyleft dalla reciprocità estrema che non sono NC ma che nessuna azienda _predatoria_ accetterebbe. https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2021-March/020546.html Tu lo accetteresti? Io sì (ed infatti mi appresto a definirla formalmente). E sono convinto che molti potrebbero accettare una simile licenza. Non vedo perché, ad esempio, non potrebbe essere la norma nelle Università: una conoscenza non privatizzabile. Proprio perché
[...] “Ogni pubblicazione è parte di una serie progrediente di **conversazioni pubbliche**, condotte in **molteplici registri temporali** e attraverso **molteplici testi**. Rendere questo conversazioni il più possibile accessibili e invitanti dovrebbe essere lo scopo di chi immagina il corso delle comunicazioni testuali del futuro.“
Insomma, c'è un amplissimo spazio di soluzioni copyleft (e comunità derivanti) completamente inesplorato. Perché chi c'è passato prima l'ha guardato con occhiali più o meno mainstream. Giacomo