Alla luce di queste spiegazioni, il motivo delle tue preoccupazioni (mi premetto di darti del tu anche se non ci conosciamo) mi sembra molto più chiaro ed, effettivamente, condivisibile. Grazie EL Sent from my iPhone On 16/feb/2011, at 09:47, Paolo Brini <paolo.brini@iridiumpg.com> wrote:
Il 16/02/2011 07:28, Emanuele Lerro ha scritto:
Mi spiego meglio. Secondo me avrebbe un senso l'idea di imporre ai maggiori content provider di contribuire allo sviluppo delle infrastrutture. Infatti, la quantità di traffico che oggi potrebbe potenzialmente viaggiare in rete è di gran lunga superiore alla portata delle infrastrutture attuali ed i maggiori
Buona giornata... io credo che già lo facciano, pagando al prezzo stabilito ogni singolo byte che generano o, nel caso dei big, possedendo e sviluppando le proprie infrastrutture. Quello che richiedono le telcos è che i content provider paghino n volte il traffico che generano (con n pari al numero di ISP che raggiungono) ed eventualmente che, tanto per andare sul sicuro, lo paghino anche i fruitori finali.
Un modello di business basato sullo sviluppo dell'infrastruttura è esattamente *opposto* a questo: infatti la tassazione duplicata n-volte dei contenuti favorisce lo sviluppo di strategie commerciali basate sull'introduzione di scarsità artificiali come blocchi, deprioritizzazioni, shaping ecc.
Che la banda non basti mai è una tiulla (http://www.wikidonca.it/index.php?title=Tiulla) che sento dal 1989, quando ancora non esistevano http e html, figurati, l'infrastruttura doveva collassare nel 1993, nel 1996, nel 2001, nel 2006, la settimana scorsa ecc.
content provider sono proprio la fonte di questa smisurata mole di traffico. In aggiunta a ciò, essi sarebbero i primi a beneficiare del potenziamento della
Pura propaganda diffusa ad arte sia dalle telcos sia dai venditori di apparati DPI. Quintarelli ed altri hanno estesamente scritto e mostrato come un simile modello presenti rischi inaccettabili per lo sviluppo e che a lungo termine potrebbe ritorcersi contro le stesse telcos. Un quadro in cui tutti (cittadini, ISP, telcos e "content providers") escono sconfitti.
Al di là di tutto questo, però, la mia domanda resta: qual è la strada migliore per adeguare le infrastrutture alle esigenze dell'utente attuale (senza dover attendere l'intervento statale, visto che in Italia non ce lo possiamo permettere)? E, prima ancora di ciò, tale adeguamento è realmente necessario?
Credo che in Italia sia realmente necessario e che la risposta per portarlo avanti con successo si basi su modelli di investimento basati sul potenziamento dell'infrastruttura e su tipi di offerte che tengano conto di quanto delineato dal rapporto "Digital Confidence" di Booz & C., che pur essendo di 2 anni fa è quanto mai attuale per l'Italia. Se cadiamo nella trappola dell'introduzione della scarsità artificiali, avremo un deterrente forse definitivo per anni affinché non si investa significativamente nello sviluppo/potenziamento delle infrastrutture.
Ciao, Paolo