Ritengo che non sia tanto un problema di interesse quanto di approccio. La cybersecurity continua ad essere affrontata soprattutto mediante la tecnologia quando, non da ieri, è chiaro che l'elemento umano è al tempo stesso l'anello più debole e la potenziale difesa più forte. Serve un approccio basato sulla "cultura della cibersicurezza", come descritto in questo recente volume di una persona che lavora nel settore da molti anni https://www.springer.com/gp/book/9783030439989 Lo snodo, secondo me, è che si fa più business a vendere app che a formare persone. La tecnologia è chiaro che serve ma, sul lungo periodo, è l'investimento sulle persone che fa la differenza. Ciao, Enrico Il 21/05/2020 19:49, Giacomo Tesio ha scritto:
Possibile che non freghi niente a nessuno?
Sono ciechi, come possono preoccuparsi di ciò che non riescono a concepire?
Burioni poco tempo fa se la prendeva con i paranoici della privacy. Chissà se avrà cambiato le password, ora.
Naturalmente si tratta di vittime, ma non degli hacker: dell'incompetenza di alcuni e dell'ignoranza diffusa.
Ma l'ironia sulle conferenze di cyber security è ben meritata.
C'è un enorme ipocrisia in Italia. I databreach che emergono sono l'1%.
Ma cosa volete... "con la sicurezza non si mangia" (semicit)
Giacomo
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