On 11/03/23 10:30, Marco A. Calamari wrote:
Grazie, sembra molto interessante.
Tra l'altro, non sapevo di questainiziativa dell'Open Access della Franco Angeli.
Ci sono altri editori italiani altrettanto lungimiranti?
Angeli adotta licenze decisamente restrittive, per uno che, *forse* (*), si è fatto pagare per pubblicare. Esistono ormai molte "university press" italiane che pubblicano ad accesso aperto. Ne seleziono tre solo per mostrare che sono presenti al nord, al centro e al sud: Unimi Press (ecco per esempio un volume su Aaron Swartz che potrebbe interessare alla lista: https://libri.unimi.it/index.php/milanoup/catalog/book/100), Firenze University Press, Messina University Press. Merita inotre di essere menzionata "Ledizioni" https://www.ledizioni.it/ . D'altra parte, però, c'è una notevole resistenza in quegli editori italiani i cui libri non hanno evidentemente bisogno di essere letti perché si fregiano dell'aureola del prestigio accademico, e ritengono di potersi permettere di interpretare l'open access in modo peculiare: https://www.roars.it/accesso-aperto-e-accesso-chiuso-una-risposta-ad-andrea-... Infine, per quanto concerne le riviste, le multinazionali dell'editoria scientifica sono ben liete di farsi pagare, oltre o invece che per leggere, anche per scrivere. Infatti, finché le amministrazioni universitarie o statali continuano a dar loro in outsourcing la valutazione della ricerca in virtù della loro aura di presunto prestigio (https://getsyeducated.substack.com/p/pnas-is-not-a-good-journal), possono continuare a estorcere prezzi da monopolio. In questo senso, la loro lungimiranza è inversamente proporzionale a quella delle istituzioni che continuano a pagarle - in denaro pubblico, s'intende. https://aisa.sp.unipi.it/accordi-trasformativi-unofferta-che-non-si-puo-rifi... Un saluto, MCP (*) Non sono, naturalmente, in grado di dire se in questo caso particolare l'editore si sia fatto pagare o no. Faccio semplicemente riferimento all'uso generale.