Anche il mio!-)) Il problema è che da noi vige la regola che per fare qualche cosa di nuovo occorre innanzitutto comprare tanta bella ferraglia nuova nuova e tutto fila liscio. Nella scuola ovviamente questo discorso fallisce miseramente. Prendiamo per esempio i corsi di laurea di Scienze della Formazione Primaria e dell'Educazione ed analizziamo in che modo sono considerati questi strumenti e queste metodologie di supporto alla didattica. Io credo che prima di comprare hw e sw a caso, sarebbe opportuno iniettare nei futuri docenti le competenze necessarie ad usare in maniera decente queste tecnologie. Giorgio -----Messaggio originale----- Da: nexa-bounces@server-nexa.polito.it [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Stefano Quintarelli Inviato: venerdì 13 gennaio 2012 18.01 A: J.C. DE MARTIN; nexa Oggetto: Re: [nexa] Repubblica (Simone): "Se a scuola Internet rende stupidi" sei il mio autore ufficiale di Manifesti. :-) On 13/01/2012 17:53, J.C. DE MARTIN wrote:
In conclusione, è chiaro che gli interessi commerciali in materia sono forti. Ed è altrettanto chiaro che una posizione tecno-entusiasta a priori è sciocca (lo è per definizione).
Ma è a mio avviso altrettanto chiaro che è molto miope escludere a priori possibili benefici da un uso appropriato delle nuove tecnologie in ambito formativo.
Ciò detto, commento che i proponenti di lavagne digitali, tablet, eccetera devono dare uno sforzo ben maggiore di quanto fatto finora (per quanto a mia consocenza) per inserire tali tecnologie in una visione più ampia dell'istruzione italiana. In questo Simone ha ragione: la mera introduzione nelle aule di parallelepipedi digitali - grandi (le lavagne) o piccoli (tablet) che siano - di per se' rischia di fare ben poco, ovvero, di essere principalmente un favore ai relativi produttori.
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