On 12/15/20, Giovanni Biscuolo <giovanni@biscuolo.net> wrote:
Vedo che continui a scansare la mia domanda scomoda: è il caso di *censurare* le espressioni di odio, per tanto malate che siano?
Assolutamente no, non so se sono stato io il primo in questa discussione ad usare il termine "censura" e, se lo ho usato, ho sbagliato. Tutt'al più pensavo ad una forma di moderazione (ma mai da parte dell'autorità pubblica). Quando, ieri, si discuteva di introdurre materie sociologiche nei corsi di informatica, in un certo senso è come se si dicesse: "Attenzione, webmaster, social media manager, e altre figure legate al web, quello che fate (o non fate) non è ad impatto zero, gli insulti a raffica, a carattere discriminatorio o diffamatorio, probabilmente stanno arrivando da 'bot' o da utenti di chissà quale parte del mondo". Ecco, io intendevo questo, formare i professionisti del web ad avere consapevolezza delle proprie azioni.
Con questo non voglio dire che non occorre fare nulla per fare in modo che le relazioni online siano un po' più equilibrate, ma la censura (l'autorità che stabilisce cosa è lecito o no) è proprio la risposta sbagliatissima a un fenomeno sbagliato.
Ho tagliato il resto perchè sono assolutamente d'accordo con te, è su quel "occorre fare" il nocciolo. Sgombrato il campo dall'equivoco sul termine "censura" che ripeto, non è assolutamente la mia proposta, che fare? Conoscenza, formazione, informazione, educazione ... sì, ma come? Antonio