Riscopro nel mio MUA questa bozza che spero possa essere di interesse: On 30/04/2019, Marco Ciurcina <ciurcina@studiolegale.it> wrote:
Istintivamente, penso che sia da preferire e valorizzare il criterio soggettivo e diffido dei modelli in cui si cerca di fare a meno dell'etica soggettiva.
L'etica sociale e quella universale sono composizioni dell'etica soggettivo. La prima, l'etica sociale, è una composizione dialettica, sintesi dinamica (e spesso implicita) di una storia condivisa da una certa comunità. La seconda, l'etica universale, è una composizione necessariamente ipotetica: possiamo ragionare dei benefici e dei limiti dell'applicazione di un Etica piuttosto che un'altra, ma non possiamo (almeno ad oggi) imporre un'Etica ad una popolazione per misurare scientificamente gli effetti. L'ipocrita vive una contraddizione (talvolta persino inconscia) fra l'etica soggettiva (adottata in privato) e quella sociale (dichiarata in pubblico) che deve tendenzialmente ricondurre ad un'etica universale. Talvolta tuttavia la dissonanza cognitiva diventa così forte da costringerlo a dichiarare la propria etica soggettiva come etica universale: "homo homini lupus", "chiunque avrebbe fatto la stessa cosa" etc... Ma la differenza fondamentale sta nella prospettiva di interesse: - come devo agire? - come dobbiamo agire qui? - come dovrei/dovremmo agire? L'unico giudice ad interessarsi dell'etica soggettiva è il soggetto. E si tratta di un giudice spesso troppo clemente. Dell'etica universale ragionano anzitutto i filosofi, il cui lavoro percola in vari modi nella Cultura collettiva influenzando sia le etiche soggettive (almeno... quelle più curiose) sia l'etica sociale (ed attraverso di essa la Politica). Infine l'etica sociale è un artefatto culturale prodotto collettivamente da una comunità. Il giudice è la comunità di riferimento, il giudizio è di fatto collettivo e spesso implicito. La comunità difficilmente condannerà sé stessa perché anche quando è ipocrita, condivide i valori sulla base dei quali giudica non quelli che professa. Dunque per tornare al topic, l'etica è prioritaria rispetto alla legge perché la determina. In una monarchia assoluta e totalitaria è l'etica soggettiva del monarca. In una democrazia è l'etica sociale della popolazione. E a livello planetario? Ecco, non è l'etica universale che determina ciò che è giusto o ciò che è sbagliato per l'umanità. Né l'etica soggettiva che scompare nella composizione delle nostre azioni. E l'etica sociale dell'umanità stessa. E' questa l'etica di Internet. Un'etica impensabile prima di Internet, in assenza di un bene comune su cui agire consapevolmente e collettivamente (il pianeta è un altro bene comune dell'umanità ma non ne siamo consapevoli, lo diamo per scontato, probabilmente per ragioni evolutive). Un'etica planetaria che è composizione dinamica di maree contrastanti che si influenzano a vicenda in diversi modi, luoghi e tempi. Ed influenza la Politica (e la Geopolitica) tanto quanto ne è influenzata. Un'etica che non è ancora scritta. E forse non lo sarà mai. Cosa che comporta una responsabilità forte per tutti coloro che ne sono consapevoli. Giacomo