Ciao,

2010/10/5 J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it>
Grazie molte, Giampaolo, per le tue riflessioni.

A parte alcuni commenti specifici minori (vedi sotto 1 e 2), tu in sostanza
sostieni, sulla base della tua esperienza, una tesi potenzialmente
molto importante, ovvero che il vero problema e' una sorta di "divide culturale"
dei gestori dei locali e, immagino, di molti dei loro clienti.

Da cio' deduci che il decreto Pisanu in realta' non ha alcun impatto (o quasi)
sulla situazione wi-fi in Italia.

Ho sicuramente esagerato ma era più per fare un iperbole che per altro.

Trovo la prima parte della tua tesi convincente. Perche' mai infatti
lo stesso paese che ha un digital divide culturale tra i piu' pronunciati d'Europa
dovrebbe invece essere miracolosamente sensibile all'accesso
a Internet nei locali pubblici?

Quindi, a mio avviso, e' vero che se la Pisanu venisse abrogata domani
lo scenario wi-fi italiano non migliorerebbe drasticamente nello
spazio di un mattino.

Ma da qui a dire che allora Pisanu non conta, ce ne passa.

Quello che vorrei che passasse come messaggio è che l'impatto del "divide culturale" è davvero molto molto molto molto molto importante. Quando poi questo si mescola agli obblighi burocratici, diventa il veleno che tutti conosciamo. Io davvero vi invito ad adottare il vostro barista. Fatelo, quanto meno, per curiosità intellettuale.
 
Su piu' livelli.

A livello politico e dei diritti civili la discussione su chi, come e quando identificare
le persone e' rilevante, eccome. Per la Pisanu si e' fatto una scelta, unica nei paesi
dell'Unione Europea (come ha quasi finito di documentare la nostra Silvia Bisi),
senza discussione dei pro e dei contro politici e civili, prima ancora di quelli
di altro tipo.

A livello pratico, ti concentri sui locali pubblici e ti dimentichi che esiste anche altro.
Per esempio, le universita'. Le biblioteche pubbliche. Gli enti pubblici in genere.
In questo ambito ogni adempimento burocratico puo' fare la differenza
tra fare e non fare. Come abbiamo sperimentato sulla nostra pelle ogni
volta che abbiamo organizzato una conferenza al Politecnico.

Ma se il Politecnico o un ente pubblico mettesse a disposizione un sistema di auto-registrazione basato su SMS il problema non sarebbe risolto? Rimarrebbero, certo, da gestire gli utenti stranieri ma questo è qualcosa di concreto su cui si potrebbe provare a migliorare la Pisanu, ad esempio.

Sempre a livello pratico, mi ricordo di quanto tu, in una tua attivita' precedente,
mi spiegavi quanto la Pisanu ostacolasse l'emergere di tecnologie innovative
come le reti wirelles mesh.

Certo. Ma le tecnologie e l'innovazione tecnologica sono qui per questo. Le soluzioni di Trampoline, ed esempio, sono state progettate (e, con nostra grande soddisfazione, vanno alla grandissim) per essere in grado di funzionare perfettamente anche su reti mesh ovvero su reti "di livello 3" (o miste Livello 2 e Livello 3, o solo di Livello 2). Mi rendo conto che è una cosa unica nel sue genere, ma come siamo riusciti noi, così potrebbero riuscire anche gli altri.

Siamo in Italia, ci occupiamo di Wi-Fi, c'è il Decreto Pisanu, ovvero un problema di usabilità e di tecnologia da risolvere, entrambe hard. Abbiamo le capacità. Ci siamo messi sotto e abbiamo trovato una soluzione (Trampoline). E come noi tanti altri.
 
Sempre a livello pratico, anche nella migliori delle ipotesi prevedi un
passo in piu', un costo in piu', un fornitore in piu' (Trampoline o similia),
laddove basterebbe una connessione ADSL e un access point Wi-Fi,
come facciamo in molti a casa nostra.

Ben venga. Ma come ti dicevo, e lo ripeto qui in lista per cercare di condividere con tutti, secondo me non è in questo modello che può sostenere le potenzialità del Wi-Fi come sistema di accesso democratico e distribuito. Vi ricordo solo una cosa: le reti Wi-Fi municipali "nude", cioè solo infrastruttura e connettività, sono fallite miseramente e con buchi di bilancio milionari in tutto il mondo. Per me Wi-Fi vuol dire servizi e contenuti ai cittadini, ai visitatori e, perché no, ai clienti offerti in maniera organica e partecipativa. Il mercato degli smartphone cresce per il secondo anno di fila del 55%. Il bandwidth crunch è alle porte (sanno cos'è anche i gestori dei rifugi di Sauze D'Oulx). Per me il pattern va solo in una direzione: Wi-Fi + Servizi partecipativi.

A livello di relazioni internazionali, invece, fa differenza, eccome, avere una regola
senza paralleli se non in paesi repressivi. Significa, come ha detto Bruce Sterling,
fare una straordinaria opera di propaganda negativa per l'Italia con le persone in genere
colte e benestanti che vengono alle nostre conferenze e con tutti i turisti che
affollano l'Italia. Scommetto che qualcuno potrebbe anche provare a quantificare
il danno d'immagine cumulato in questi cinque anni. E non mi venite a dire
che "presto anche tutto il resto del mondo adottera' versioni della Pisanu".
Puo' anche essere, ma fatto sta che sono cinque anni che lo sento dire e nessun
segno concreto che stia capitando davvero, anzi.

In alcuni stati degli Stati Uniti c'è ancora la pena di morte. Le persone colte e benestanti si indignino per cose per cui vale la pena indignarsi.

Sono a Grenoble alla Grenoble Innovation Fair. Si paga €300 per entrare a visitare. È stato pieno per tutto il giorno. Ho appena finito di parlare con la terza persona che mi ha detto che ormai, anche in Francia, è sempre più comune che per registrarsi in un hotspot venga richiesto di inserire il numero di carta d'identità o di passaporto. L'ultimo che ho incontrato era stupito che in Italia bastasse solo il numero di telefono e un SMS (GRAZIE, Pisanu).
 
In conclusione: concordo con te che la Pisanu non e' l'unico problema.
Assolutamente vero, grazie molte per averci aiutato a metterlo a fuoco,
E', quindi, utile e importante pensare fin d'ora a come ridurre il digital divide,
in previsione di una auspicabile abolizione della Pisanu.

Ma non ti seguo invece quando concludi, tralasciando aspetti secondo me
molto importanti, che allora la Pisanu e' semplicemente irrelevante.

Ripeto, ho esagerato. Ma era un iperbole che se non avessi fatto nessuno avrebbe risposto al thread. 

Grazie ancora per le tue riflessioni: la tua esperienza sul campo e' molto
preziosa, per cui spero che la conversazioni continui.


Vi terrò aggiornati. Perché ne vediamo veramente di tutti i colori.
 

juan carlos

1. vada per il bar, ma voi coprite con 1 euro al giorno un intero hotel? un'intera spiaggia?

Abbiamo delle offerte scalabili. Con €1/giorno prendi il portale base, le prime 50 registrazioni gratis e poi 15 nuove registrazioni ogni mese. I prezzi salgono col numero di nuove registrazioni che è possibile effettuare ogni mese e con le opzioni (il portale in multi-lingua, ad esempio, o la possibilità di gestire portali con contenuti e grafiche diverse a seconda dell'access point da cui ti colleghi, per avere, ad esempio, contenuti diversi se accedi dalla hall o dalla camera). Arriviamo fino a 120 registrazioni al mese (€2,70/giorno): l'utilizzo del Wi-Fi negli alberghi in Italia è del 10-15% dei clienti, quindi, secondo i dati ISTAT, è una offerta abbondante. In ogni caso si può scorporare il costo del servizio dal costo della "gestione" degli utenti che è di €0,50/utente, compresi di SMS di registrazione (Grazie, Skebby) e di un anno di log.
 
2. che cosa implichi col fatto che a Grenoble o a Londra le reti sono protette o col captive
portal? Che importanza ha ai fini della nostra discussione?

Le reti che non hanno la chiave WEP o WPA hanno il captive portal. Quindi, l'accesso Wi-Fi *non è libero* neanche in Francia e in Inghilterra. Perché è di questo che, in definitiva, stiamo parlando. O no?

Grazie per la discussione.

Giampaolo
 
 
Giampaolo Mancini wrote (on 05/10/10 12:45):
Eccoci.

Quindi il decreto Pisanu è del tutto funzionale a questa strategia: "La legge attuale aumenta le difficoltà e i costi di installazione del Wi-Fi, quindi scoraggia molto coloro che non hanno alle spalle una grossa azienda o un'istituzione", spiega Francesco Loriga,

E siamo d'accordo.
 
responsabile progetto Provincia Wi-Fi della Provincia di Roma. "Il bar, l'hotel, il concessionario di una spiaggia attrezzata dovrebbe spendere circa 4 mila euro tra hardware e software per soddisfare i requisiti della legge attuale.

Buh. Noi (Trampoline), sempre €1 euro al giorno + €50 di hardware una tantum. E, come dicevo, noi siamo i soli.
 
In più dovrebbe occuparsi della gestione tecnica del tutto, fotocopiare documenti, tenerli in archivio e così via. Chi glielo fa fare?".

In giro è *pieno* di sistemi a "zero manutenzione"...

As usual, il solito articolo male informato...

Io rimango convinto che il Decreto Pisanu con il problema del Wi-Fi in Italia ci entri veramente ben poco. Quando più di un giovane barista risponde: "In questo posto la gente deve mangiare in un quarto d'ora. Se rimangono seduti al tavolo a cazzaggiare su Feisbucc io perdo un cliente. Il Wi-Fi non mi interessa." secondo voi c'è qualche legge che può o non può fare qualche cosa per migliorare la situazione? (Senza contare quelli che quando dici "Wi-Fi" non ti fanno neanche iniziare a parlare).

Vogliamo fare qualche cosa di concreto per il Wi-Fi in Italia? Io ho una proposta.

Facciamo un survey "social": lo chiamiamo "Adotta il tuo barista".

Domani mattina al caffè, chiediamo al barista se ha il Wi-Fi e, in caso di risposta negativa, perché non ce l'ha. Ci state?

A presto,
Giampaolo (da Grenoble, dove il 100% delle tante reti Wi-Fi in giro sono o protette o hanno il captive portal. Come a Londra).



2010/10/5 J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it>
 Segnalo che sul numero dell'Espresso in edicola
c'e' un articlo di Alessandro Gilioli dedicato
al Wi-Fi in Italia (e alla Pisanu), pp. 44-47,
con anche una breve intervista all'AD di Telecom Italia.

juan carlos



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