On 05/05/21 01:24, ilbancodeivolontari@libero.it wrote:
Si potrebbe tentare di considerare o voler considerare altre cause a monte che lo hanno determinato. Si sta girando attorno ad un supposto problema big dati, quando il problema non sono i dati in se Se i dati hanno potenzialmente del valore... dovremmo domandarci perché quei dati hanno valore in un contesto in cui non sappiamo non ci interessa affrontare per cultura da dove nascono i valori da dove nasce ciò che genera valore, e come questi valori sono estratti gestiti, con quale circolarietà, da chi è per quale finalità sono e non sono fatti circolare ? mi rendo conto di non avere proprietà dialettiche per esprimere quanto percepisco, ma forse ci sono state sottratte culturalmente anche quelle, come vengono valorizzati dati personali o collettivi dai quali si ricava valore, e.... per bilanciare la sensazione di danno si voglia rendere partecipe lo stesso fornitore di dati (ogni singola persona che ne facesse richiesta) con una residuale gratificazione. Ho la sensazione che la storia si ripeta, su concetti pseudo valoriali; dalle circostanze temporali non riconosciuti come pseudo. Se provassimo a vedere con le competenze culturali attuali lo spostamento della "governance" di qualche generazione e cultura di tempi passati .. nella gestione i ciò che è valore reale .. ne intravedo un cambiamento di forma ma il mantenimento della stessa sostanza, benefici per pochi a scapito di molti. Pertanto una possibile via di uscita potrebbe essere un cambio di paradigma culturale, sui valori reali, estratti dall'agire delle persone , senza un ritorno a vantaggio del miglioramento di quell'agire favorevole alla creatività. Di fatto a guardarci intorno ci troviamo e ci sentiamo ... in croce, in potenziali ristrettezze e condizionamenti indotte dallo stesso tipo di "governance". Carlo A.
E' un discorso complesso, che comprendo a tratti. Ci scorgo dentro il disagio, certamente comune a tutt* qui, di affrontare positivamente un ambito, quello del data analytics, che suscita orrore per come si è imposto sulla scena e terrore per le conseguenze che ne intravediamo. Ma ci scorgo anche una voce sottile che propone di cimentarsi intellettualmente con la questione, provare ad ipotizzare usi positivi che motivino una eventuale appropriazione collettiva del metodo da parte di comunità autonome. Prima o poi ne dovremo parlare. Anche semplicemente per concludere che era una pessima idea. O forse no... D.