On Thu, 2021-02-11 at 11:27 +0100, Stefano Zacchiroli wrote:
On Thu, Feb 11, 2021 at 11:02:17AM +0100, M. Fioretti wrote:
per completezza, l'articolo di Luna sullo stesso tema: https://www.repubblica.it/dossier/stazione-futuro-riccardo-luna/2021/02/10/n...
Non so nemmeno da dove partire, è un articolo pieno di red flag ovunque.
Tento un esercizio di analisi pratica e disincantata: Direi che il problema nasce quando un giornalista professionista deve "produrre una "rubrica" a cadenza regolare. Molti di noi scrivono, anche in maniera eccellente, perché lo considerano una missione. Spesso lo fanno anche in modo meritorio; ad esempio, io nel mio piccolo non scrivo mai per le riviste che non mi permettono di licenziare o rilicenziare il contenuto sotto Creative Commons. Tutti i giornalisti professionisti incensano il proprio lavoro, ma lo devono fare per la pagnotta; quindi spesso pragmatiche esigenze di "produzione" hanno la meglio.Per questo, probabilmente, si viene a patti con tante cose ... e la qualità è certamente una di queste, perché costa tantissimo tempo. Luna, poi, è arrivato a Wired Italia dalla precedente direzione di "Sposa Moderna" ... JM2C
La scelta terminologica dell'espressione "cervello in fuga". Che non èun problema in se, l'esportazione di persone formate è normale nellasocietà della conoscenza. Il problema è che l'Italia non ne *importa*abbastanza, con un saldo netto (brain drain) negativo. Appiattirsi sullato dell'esportazione, lamentandosi che avviene, è un approccioprovinciale che porta a soluzioni inefficaci (per esempio le leggi sul"rientro dei cervelli") e che è purtroppo pervasivo nel discorsopubblico italiano sul tema, compresi gli articoli di Luna sul tema. Oppure la nozione di "nativi digitali", una cagata pazzesca [1](cit. puerile, chiedo venia), a cui crede ormai solo qualchegiornalista. Saluti [1]: http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:NExeosfeamIJ:www.shadow...