UNA COSTITUZIONE PER IL WEB
Stefano Rodotà
Repubblica — 19 febbraio 2010 pagina 38
sezione: COMMENTI
Il destino di libertà e diritti appare sempre più
dipendente dal filo tenace che li lega a Internet, al mondo digitale e
alle novità continue che esso propone, agli interessi che lì si
manifestano, ai conflitti di potere che lì assumono dimensioni e senso
davvero inediti. Si mescolano tecnologie della libertàe tecnologie del
controllo, la frammentazione individualistica si accompagna con la
creazione di nuovi legami sociali. La stessa distinzione tra mio e tuo
sembra cedere alla condivisione di tutto quel che è accessibile in
rete, e mette così in discussione i tradizionali fondamenti di una
proprietà che a più d' uno sembra di nuovo un "furto", poiché la
conoscenza si presenta come autonoma dal suo autore e assume le
sembianze di un bene comune. In questo mondo nuovo, in cui la
meraviglia si mescola all' inquietudine, vacillano i riferimenti
consueti e si pongono interrogativi radicali, che riguardano gli
assetti complessivi delle nostre società. Quali poteri governano
davvero il mondo e quale significato sta assumendo quella entità
sbrigativamente definita come «il popolo della rete»? Molti sono i modi
di entrare in queste realtà, e vale la pena di segnalarne qualcuno. La
morte della privacy è stata annunciata più volte. «La sola privacy che
voi avete è nella vostra testa: e forse nemmeno lì» (così nel film
Nemico pubblico, 1998). «Voi avete zero privacy: rassegnatevi» (Scott
McNealy, amministratore delegato di Sun Microsystems, 1999). «Può la
privacy sopravvivere nell' età del terrore?» (copertina di Business
Week, novembre 2001). «La privacy? È una preoccupazione del vecchio
mondo» (così, all' unisono, il profeta di Facebook, Marc Zuckerberg, e
quello di Twitter, Evan Williams, 2010).
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