Grazie a Stefano Zacchiroli per averlo segnalato: https://threadreaderapp.com/thread/1296248163653660672.html Traduco la considerazione imho più saliente e di carattere generale: «In prima approssimazione, tutte le cose importanti del nostro mondo hanno una dimensione qualitativa irriducibile e vitale. Prendete le esenzioni dal copyright: le regole del fair use sono volutamente qualitative ("Il vostro uso è trasformativo in modo da commentare o criticare l'opera che utilizza?) Sono questioni che riflettono le priorità politiche: secondo le parole della Corte Suprema, il "fair use" è la "valvola di sfogo" del Primo Emendamento, ciò che fa quadrare i diritti esclusivi degli autori con il diritto del pubblico alla libera espressione. Ma l'industria della tecnologia e dell'intrattenimento ha speso decenni a cercare di scartare questo in favore di una misura puramente quantitativa: non è giusto che la vostra immagine incorpori più di X pixel da un'altra, o che il vostro video o il vostro suono abbia più di Y secondi da un'altra opera. E' un'idiozia. Risolvere le sfide dell'automazione dichiarando che le parti non automatizzabili non sono importanti è il modo in cui gli stronzi delle auto a guida autonoma dicono: "Dobbiamo solo dire alla gente che non è permesso loro di agire in pubblico in modo imprevedibile".» rob