È per noi la pubblicità dei droni killer Mario Ricciardi Le immagini sono sfocate, ma si riconosce un uomo che cammina. Alla sua destra e alla sua sinistra ci sono edifici in parte in macerie. La scena è inquadrata dall’alto, da un drone probabilmente, e questo ci impedisce di distinguere i particolari. Non ha un nome, non ha un volto, è solo qualcuno che cammina. Non si vedono armi, non ha la postura di un combattente. Ma la musica che accompagna il video trasmette un senso di inquietudine, e viene da pensare che l’uomo abbia paura di qualcosa. Un attimo dopo nell’inquadratura appare un piccolo oggetto volante, potrebbe essere un giocattolo, ma è evidente che non lo è: l’uomo cerca di fuggire infilandosi in una stradina inseguito dal drone killer. La sequenza finale ci mostra il lampo dell’esplosione, mentre la musica in crescendo ci fa capire che la missione è compiuta, il bersaglio è annientato. La diffusione del video pubblicitario per il drone Spike Firefly, prodotto dall’azienda israeliana Rafael Advanced Systems ha fatto il giro del mondo. Tanti hanno espresso disgusto e sgomento per un uso del video promozionale che supera un limite che fino a ora non era ancora stato violato, ma che temo sarà presto archiviato come precedente (perché non fare lo stesso per un nuovo modello di sedia elettrica? In fondo anche per quello ci sarà un mercato). [...] QUELLO CHE abbiamo visto nei giorni scorsi, diffuso attraverso gli account social della Rafael Advanced Systems non era un video pensato per gli addetti ai lavori. Le immagini sono troppo grezze (un bravo pubblicitario potrebbe fare di meglio, con gli strumenti adatti e in un poligono di tiro) e il testo di accompagnamento è troppo scarno per un compratore. Suppongo che se fossi un acquirente abituale di droni killer non mi accontenterei delle immagini sgranate e del testo di accompagnamento in stile videogioco: “bersaglio individuato”, “minaccia annientata”. A chi rivolge dunque questo video? Perché è stato diffuso sui social e non in una stanza a parte chiuse, come in un film di James Bond? Ho riflettuto a lungo su queste domande, forse anche perché esitavo a trarre la conclusione che a questo punto mi pare inevitabile: questo video non si rivolge agli addetti ai lavori, ma a tutti noi. Non è una pubblicità ma un atto di intimidazione. [...] DOMANI al suo posto potrebbe esserci un dissidente politico, un sindacalista, un attivista per i diritti umani, un vagabondo o un immigrato. Quello che il video vuole farci capire è che non c’è modo di sottrarsi a chi ha a disposizione strumenti di morte così sofisticati. Non puoi scappare, non puoi nasconderti, perché possiamo raggiungerti ovunque, e quando lo faremo non c’è diritto umano che possa proteggerti: “bersaglio individuato, minaccia eliminata”. L’intimidazione è implicita ma chiarissima. Devi piegare la testa, perché altrimenti finirai male. Gaza non è soltanto Gaza, e non riguarda solo i palestinesi. Stiamo assistendo in diretta a un esperimento sociale per saggiare i limiti del moralmente accettabile, e il fatto che molti governi e forze politiche nominalmente democratiche non riescano a opporre una resistenza efficace a chi lo sta portando a termine è un presagio di un futuro terrificante. <https://ilmanifesto.it/e-per-noi-la-pubblicita-dei-droni-killer>