Stefano Quintarelli <stefano@quintarelli.it> writes: [...]
i watchdog della politica devono fare il loro mestiere per avvertirli dei loro errori (chi non ne fa ?), cosi' anche come gli appassionati di politica digitale dovrebbero darsi da fare nei confronti dei media ed all'interno dei loro partiti di riferimento (se ne hanno).
Condivido l'appello di Stefano a darsi da fare ma: quelli che i media non se li filano nemmeno di stricio? E quelli che i partiti non se li filano nemmeno di striscio, anche perché la politica digitale pensano sia più o meno decidere come "stendere cavi per la banda larga" o scrivere norme da NON applicare? E quelli che sono disperati perché non sanno nemmeno da dove cominciare a spiegare *quale* è il problema perché è tutta "roba da specialisti"? Quali sono i criteri utilizzati da media, partiti e ISTITUZIONI per raccogliere contributi alla politica digitale di una nazione? Sono legati "solo" ai successi ottenuti nel campo digitale dalle aziende o al fatto di essere ben introdotti nell'ambiente? Sono le consultazioni periodiche sui portali creatoi ad-hoc? É da vent'anni che sono appassionato di politica digitale e mi pare che "la politica" semplicemente non consideri nemmeno certi temi che le si pongono innanzi SE non vengono da realtà di successo, "innovative" o "di sistema"; siamo più o meno fermi a vent'anni fa, siamo ANCORA qui a dover discutere che la PA dovrebbe usare solo software libero che "gira" su infrastrutture sotto il proprio DIRETTO controllo... e NON siamo tutti d'accodro nemmeno in questa lista :-D. In questa lista ci sono persone, ben più preparate e conosciute dell'anonimo sottoscritto, che NON mi pare abbiano avuto molte soddisfazioni nell'interlocuzione coi media e con i partiti politici di riferimento, nonostante qualcuno sia anche riuscito a entrare al posto giusto al momento giusto o a veder pubblicati propri articoli sui media... senza però ottenere nulla di politicamente decisivo (sento ancora l'eco di un "conosco i miei polli"), almeno non secondo i "miei" criteri :-O Sono io che esagero o in parte "ci azzecco"?!? Tipo: che riscontro ha avuto la lettera aperta del Prof. Meo alla Ministra in merito agli strumenti per la DAD? É sì stata rilanciata da qualche media grazie a giornalisti sensibili... ma poi? Io e altri due appassionati la dimensione digitale della cittadinanza l'abbiamo analizzata [1] PARTENDO dalla rete [2] e utilizzando un "framework" che TENTA di essere il più scientifico possibile (la spettrografia): quello che ne esce è un quadro complessivo non certo esaltante, per usare un eufemismo. Il secondo volume analizzerà gli strati "alti": trasparenza, partecipazione, consultazione e democrazia... vedremo cosa ne esce ma le bozze - tratte principalmente dal materiale dell'omonimo corso in UNIMI - non promettono bene. Quindi: che possibilità di partecipazione alla politica digitale ho... io?!? Saluti. Giovanni. [...] [1] https://www.ledizioni.it/prodotto/cittadinanza-digitale-tecnocivismo/ è in CC-BY-SA, può essere LIBERAMENTE smontato, rimontato, confutato, criticato... però con metodo e argomentando, per favore. [2] ancora non abbiamo scritto il capitolo sul livello sottostante, quello che CREA l'intero universo digitale: "The Machine"... dove succedono DISASTRI ma quelli che lo fanno notare sono trattati come insopportabili brontoloni che pretendono che tutti lo capiscano. -- Giovanni Biscuolo Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché.