On 27/04/2020, Giovanni Biscuolo <giovanni@biscuolo.net> wrote:
Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> writes:
Un sistema tecnico è
L'unico che potrebbe impedire by-design l'abuso di posizione dominante (che non c'entra un fico secco con l'antitrust) nel campo digitale.
Appunto:
può ridurre efficamente la probabilità di alcuni attacchi specifici
Internet in generale ed ancora di più il Web non sono progettati per ridurre efficacemente l'abuso di "posizione dominante", che è solo uno dei possibili attacchi.
- realizzato da esseri umani - usato da esseri umani - interpretato da esseri umani
É esattamente per questo che può essere migliorato
Talvolta (spesso) è più efficiente sostituire un artefatto progettato male rispetto a ripararlo. Ma viviamo in un epoca in cui i dogmi tecnologici nascono e si diffondono rapidamente, e se provi a metterli in discussione non vieni preso sul serio. Eppur si move! :-)
non può GARANTIRE che un dato che lo attraversa non venga diffuso.
Dissento: è possibile avere una rete che impedisca a terzi, anche se hanno potenti mezzi, non solo di riuscire a intercettare il contenuto (dato) di una comunicazione che lo attraversa ma *anche* di sapere "chi parla con chi" (anonimità). [...]
No, certo che no: ovvio che chiunque è in possesso di una informazione può registrarla e diffonderla [...]
Sei proprio certo che sia così ovvio? Io ho come l'impressione che la stragrande maggioranza delle persone con cui comunico abbiano scarsissima consapevolezza di questo fatto. In particolare, spesso manca la consapevolezza del tempo: ciò che è vero oggi, potrebbe non esserlo domani.
se poi la mia amante decide di telefonare a mia moglie o di raccontarlo alle sue amiche... :-)
O magari è suo marito, allertato dal sistema di contact tracing! :-D Scherzi a parte, il punto è proprio questo: un sistema cibernetico, un sistema informatico che includa l'uomo (fosse anche costituito esclusivamente da esseri umani), è sicuro quanto il più insicuro dei suoi elementi. Molto meno, in realtà: la probabilità che un dato non venga diffuso dal sistema in un dato istante è il prodotto delle probabilità che ciascun elemento del sistema non lo diffonda in quell'istante. E maggiore è la durata del sistema, maggiore è la probabilità che il dato ne sfugga. Ma di nuovo, non mi sembra che la maggioranza delle persone sia consapevole di queste "ovvie" considerazioni informatiche.
Tornando seri, anche la quantità di informazioni che è richiesta per accedere a qualsiasi servizio dovrebbe essere commisurata alla natura del servizio prestato e _niente_di_più: un barista che mi vende il caffè non deve essere autorizzato a conoscere il mio indirizzo, magari un notaio per la compravendita della casa sì. [..]
A questo proposito credo che il buon RMS abbia scritto una cosa saggia: https://stallman.org/articles/real-privacy-laws.html
Molto interessante, me lo ero perso. Qualche tempo fa ragionavo con Aral sul fediverse proprio su questo. Anche lui ha scritto qualcosa di simile: https://ar.al/2018/11/29/gdmr-this-one-simple-regulation-could-end-surveilla... (Stallman è arrivato prima, comunque)
E naturalmente, solo persone informaticamente consapevoli possono comprendere le conseguenze di lungo periodo della perdita di dati.
Stavolta a te piace vincere facile ;-)
Facile? Se conosci un modo facile per alfabetizzare all'informatica miliardi di persone, ti prego, non essere timido e condividilo! :-D
Non conoscevo, credo tu ti riferisca a questo provocatorio e interessante: https://cyborgrights.eu/
Esatto. In particolare:
Human beings in the digital age use digital technologies to extend their minds and thereby their selves, The relationship of a human being to digital technology is that of an organism to its organs
Il framework retorico è troppo vicino a quello dei transumanisti per piacermi, ma considerare il dato come una parte della persona, come un organo, potrebbe essere la chiave interpretativa che ci manca per analizzare il nostro presente. Se l'informazione che un dato rappresenta non è solo "mia", ma PARTE DI ME, il suo uso da parte di chiunque altro è di per sé violenza contro la mia persona. Qualunque forma di profilazione umana sarebbe un abuso. La sorveglianza di massa sarebbe un crimine contro l'umanità.
Secondo me anche nella Costituzione Italiana ci sono sufficienti elementi per sostenere che la sfera digitale fa parte integrante dei diritti dei cittadini... ma è una sensazione :-)
Mi vengono in mente gli articoli 13, 14, 15, 21 e 22. Ma considerare le informazioni che riguardano una persona come parte integrante di essa è molto più che riconoscere l'informatica come rilevante per i diritti di cittadinanza.
E' una prospettiva interessante: se considerassimo il dato (che è sempre una rappresentazione trasferibile ed interpretabile di una informazione) alla stregua di un dito o di una gamba
Non trovo questo parallelo: hai altri riferimenti plz?
Sempre dal https://cyborgrights.eu/ Article 2 The boundaries of human beings in the digital age extend beyond their biological boundaries to encompass the greater boundary of their cyborg selves and include the digital organs by which they extend themselves. A presto! Giacomo