Guido Vetere <vetere.guido@gmail.com> writes: [...]
D'altra parte, credo che nessun sistema decentralizzato aperto al mercato possa con le sole sue forze ottenere la capacità di attrazione di un sistema tecnicamente e semanticamente centralizzato.
Non capisco esattamente cosa significhi "sistema decentralizzato aperto al mercato" ma non mi pare sia determinante per questo pezzo di discussione :-) (mi sbaglio?) Tecnicamente più che per la loro capacità di attrazione i sistemi centralizzati sono la sola scelta possibile nell'attuale Internet *se* vogliamo che "il messaggio" (non solo social) raggiunga potenzialmente miliardi di destinatari. Questo vincolo NON è inevitabile ma è frutto di un difetto architetturale: la mancanza di un sistema di distribuzione multicast [1]. Una volta che la distribuzione multicast è implementata, rimane da risolvere la questione dello "store and relay" dei messaggi per i nodi che sono temporaneamente offline: secushare.org prevede di utilizzare un meccanismo analogo ai supernodes P2P [2] che fanno stotage e relay in modo agnostico, cioè senza conoscere mittente e destinatario. Infine, ci sarebbe da affrontare l'indicizzazione dei contenuti *pubblici* (web et al) disponibili in rete e su questo le possibilità sono diverse: search engines centralizzate, search engines federate, search engines di stato, meta search engines locali con caching [3]; tra l'altro l'evoluzione della conoscenza informatica potrebbe far sì che un giorno saranno più utilizzate le query SPARQL (o una loro evoluzione, chissà) che quelle di stringhe testuali.
Se questo mio scetticismo è fondato, allora non vedo altra soluzione che un intervento pubblico diretto e concreto, qualsiasi cosa possa essere. Non mi spingo a dire cosa debba essere, ma credo che se ne possa parlare senza dogmi e pregiudizi.
La mia modestissima proposta è che sarebbe opportuno che l'intervento pubblico diretto sia tutto concentrato a: 1. progettare e implementare una regolamentazione della rete come bene comune [4] - anche quando il servizio è erogato da privati in concessione ovviamente - che abbia come obbiettivo la completa "net neutraluty" 2. supportare finanziariamente la riprogettazione di Internet NON limitandosi ai soli progetti di ricerca ma anche (soprattutto) ai progetti di implementazione; io ne ho citato uno connesso a GNUnet, se ce ne sono altri altrettanto validi ben venga. Secondo me il combinato disposto di 1. e 2. è la sola strada che ci consentirebbe di avere una infosfera rispettosa dei principi costitutivi di uno stato moderno. Quando la rete permetterà l'erogazione di servizi decentralizzati (search engines a parte, probabilmente) non saranno più necessari gli "intermediari della comunicazione"; il piacevole effetto collaterale sarà che non ci sarà più bisogno di regole antitrust :-D. Secondo me, quindi, non è il caso che lo stato investa per essere un "intermediario della comunicazione": meglio che investa per eliminarli. [...] Saluti, Giovanni. P.S.: attualmente lavoro anche come micro intermediario della micro comunicazione, quindi in un certo senso sto parlando contro i nostri interessi... ma siamo pronti a rimodulare la nosta offerta quando sarà il caso :-) [1] https://secushare.org/scalability#sec-1 [2] https://secushare.org/architecture#sec-1-2 [3] l'indicizzazione locale costa in termini di CPU e soprattutto spazio ma da un sacco di soddisfazioni perché è estremamente flessibile e integrabile con il proprio flusso E la propria interfaccia di lavoro. [4] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2021-January/019984.html -- Giovanni Biscuolo