Grazie a Giacomo e Giovanni per le risposte. Dovrò articolare il regionamento. Premetto che vorrei che il riconoscimento facciale fosse vietato come è vietato preparare armi batteriologiche: non solo non può farlo il cittadino, ma nemmeno può farlo una compagnia privata, e nemmeno i governi. Se lo fanno è violando accordi espliciti. I rischi connessi sopravanzano di gran lunga i vantaggi. Tuttavia vedo che l'orientamento attuale è quello della moratoria, del bando in casi specifici o peggio dell'obbligo all'informazione in caso di impiego. Questo scenario garantisce che il livello di allarme del pubblico sia minimo e lo sviluppo della tecnologia continui ad uso di chi può pagarla. Se invece si ristabilisse l'asimmetria informativa, si potrebbe ottenere un allarme maggiore derivante dalla consapevolezza delle conseguenze della diffusione delle immagini, comportamenti più responsabili, e magari il bando della FR. Venendo alle volsre considerazioni: perché dunque l'utente medio dovrebbe usare GNU:Net o educare all'uso sano dell'informatica se non ne vede i vantaggi? Continuerà a usare FB, e G e Whatzap e vivere felice... Al contrario, se potessero vedere con i proprio occhi quello che vedono coloro che hanno in mano un motore di riconoscimento di riconoscimento facciale, avrebbero consapevolezza del rischio e il livello di allarme raggiungerebbe il livello necessario per innescare comportamenti virtuosi. A meno che il legislatore non intervenga (giustamente) a tutela del cittadino, eviti il far west e bandisca la tecnologia. Aggiungo una congettura: un motore di riconoscimento facciale non è attualmente regolato, nemmeno in UE, con certi accorgimenti. Scenario: - Faccio crawling delle immagini in rete, - estraggo le features delle facce (senza conservare le immagini), - creo un UUID per ogni faccia diversa e un indice {UUID: [url, url, ...]} con l'elenco degli URL in cui quella faccia compare. - data una faccia input, restituisco la lista delle URL. Opzionalemente anche altre amenità come il grafo url-UUID. {url: UUID, UUID, ...} Quesito: violo il GDPR? Congettura: non lo violo. Recital 51: “Il trattamento di fotografie non dovrebbe costituire sistematicamente un trattamento di categorie particolari di dati personali, poiché esse rientrano nella definizione di dati biometrici soltanto quando [...] trattate attraverso un dispositivo tecnico specifico che consente l'identificazione univoca o l'autenticazione di una persona fisica.” Recital 26 : – Il regolamento non si applica al trattamento di informazioni anonime [...]. E' vero che (Recital 26) – I dati personali sottoposti a pseudonimizzazione, i quali potrebbero essere attribuiti a una persona fisica mediante l'utilizzo di ulteriori informazioni, dovrebbero essere considerati informazioni su una persona fisica identificabile. Ma in tal caso (9.2) il trattamento è normalmente consentito perché la persona ha presumibilmente prestato il proprio consenso esplicito e l'immagine è pubblicamente accessibile. Se non lo ha fatto ha diritto a veder rimossa la foto illegalmente detenuta e presentata. Spero di essere severamente smentito dagli esperti. Solo con un motore di questo tipo (e di privati ce ne sono molti) posso sapere dove nel web ci sono foto che mi raffigurano. Ciao, Alberto On 11/06/2020 10:52, Giovanni Biscuolo wrote:
Buongiorno Alberto,
mi scuso con te e con la lista per l'ennesima ripetizione del mio mantra: gnu:net, gnu:net... gnu:net :-)
Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net> writes:
Vedo solo due modi per far smettere gli sciacalli della face recognition che monetizzano l'abbondanza di foto personali online e ristabilire l'equilibrio informativo: o si vieta la tecnologia per tutti, o la si liberalizza per tutti, Non è già liberalizzata? Ci vuole un permesso speciale? So che in alcune (molte?) giurisdizioni c'è una moratoria che sta rendendo difficile lo sviluppo di questi servizi, ma il mondo è grande. No?
cosicchè tutti possono vedere quali sono le foto online con la propria faccia, non solo quelli che pagano uno di tanti servizi. Così magari qualcuno decide di toglierele, le proprie foto. E poi come fa a condividerle con amici e parenti (oltre che con Faceboogle?)
Il primo che fa un servizio free di online face recognition spazza via tutto questo squallido mercato. E' solo un motore di ricerca... Potrebbe essere un progetto europeo. Oppure ci potremmo impegnare per rifare da capo quelle 10/11 "cose" di Internet fatte male, ma proprio male male male (ormai ci sono quintalate di prove scientifiche), per fare in modo che gli utenti abbiano il pieno controllo di che fine fanno le proprie informazioni online [1]... "by design"
Per il file sharing (e molto altro di "backend", tipo GNS e re:claim:ID): https://gnunet.org/en/
Per comunicare: https://secushare.org/ (in particolare «Here's what we mean by safe:»)
...un mondo in cui non ci sarà più bisogno delle "piattaforme social" per scambiarsi foto e diari o per comunicare: ne vale la pena.
Come bonus avremmo anche un sistema di pagamento elettronico rispettoso della riservatezza di chi paga: https://taler.net/
Chissà se - come una sorta di miracolo laico - tutto questo un giorno farà parte dei piani di coloro che decidono come si devono spendere le nostre risorse (mica le briciole come oggi).
C'è anche un progetto Europeo https://www.ngi.eu/ ma... boh?!? Pare (ma non ci sono dichiarazioni ufficiali, è solo una "sensazione" da quello che osservo) che non ci sia il sufficiente coraggio di fare il necessario; secondo me è solo cosmesi (o ethics washing?).
[...]
Saluti, Giovanni
[1] che non vuol dire che possono controllare tutte le evantuali copie delle informazioni che i loro destinatari ricevono, neh!?!