http://punto-informatico.it/3204139/PI/Lettere/agcom-una-spinta-digitale.aspx
Ma di che sta parlando Mazza???
Qualcuno mi sa spiegare la frase:
Se guardiamo agli aspetti
positivi del provvedimento possiamo ricordare che ad oggi, l'immissione di
un brano musicale illegale su un blog costituisce una violazione punita penalmente,
pertanto la procedura di richiesta di rimozione introdotta da Agcom è
non solo una soluzione proporzionata e misurata, ma è in linea con quanto
prevede la direttiva sul commercio elettronico, che prevede la cessazione
dell'illecito qualora informato.
Se l’immissione in rete è reato (e
lo è), lo sarà anche dopo AGCOM, o Mazza ritiene che AGCOM abbia pure il potere
di depenalizzare le fattispecie di reato?? Anzi uno dei problemi del
procedimento è proprio l’obbligo di trasmissione degli atti alle
competenti Procure: obbligo che è espressamente stabilito nella L.d.A. (art.
182 ter) per AGCOM ed è sanzionato come omissione d’atti d’ufficio
se non adempiuto dal pubblico ufficiale, cioè l’ispettore AGCOM!
Mazza pare poi avere un pò di confusione
circa le responsabilità, e soprattutto circa i soggetti responsabili. Di chi
sta parlando? Degli utenti uploader o dei fornitori di servizi, che sono
responsabili DOPO la notifica?? E’ esattamente il
contrario:l’informazione al più determina la responsabilità, non la fa
cessare!
Quanto alle garanzie procedimentali, mi
autocito e vi invio il link ai miei 2 cents al dibattito proprio sul punto
“consultazione” qui: http://www.medialaws.eu/le-regolamentazioni-di-frontiera-delle-autorita-indipendenti-e-i-confini-di-agcom/
Da non credere!
Da:
nexa-fellows-bounces@server-nexa.polito.it
[mailto:nexa-fellows-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di vale.it.newsletters@gmail.com
Inviato: venerdì 1 luglio 2011
13.47
A:
nexa-fellows@server-nexa.polito.it
Oggetto: [nexa-fellows] PI: Agcom,
una spinta per il digitale
http://punto-informatico.it/3204139/PI/Lettere/agcom-una-spinta-digitale.aspx
V
giovedì 30 giugno 2011
Commenti (274)
Agcom, una spinta per il digitale
Enzo Mazza, presidente di FIMI, scrive a Punto Informatico: la strada
verso l'enforcement di AGCOM è regolare e democratica. Nessuna
censura, nessuna violazione dei diritti civili. Uno sguardo dal
mondo dell'industria dei contenuti
Nelle polemiche e nelle strumentalizzazioni del dibattito sulla questione
Agcom forse molti hanno perso la memoria o forse non vogliono accettare
ciò che emerge da un modello democratico di elaborazione
regolatoria che mai come nel caso del provvedimento in itinere è
stata praticata in Italia.
Ci sono alcuni punti che vale la pena di ricordare.
1) Agcom ha realizzato uno studio completo sul Diritto d'Autore sul
quale ha raccolto commenti e organizzato audizioni con tutti i soggetti
che ne hanno fatto richiesta.
•
2) Agcom ha elaborato un documento denominato
"Lineamenti di provvedimento..." che ha posto in consultazione
(una procedura diversa da quella comunemente utilizzata che prevede una
consultazione su un vero e proprio regolamento). Su tali
"Lineamenti" che possiamo dire che sono stati oggetto di
una pre-consultazione, Agcom ha raccolto osservazioni e fatto
audizioni, aperte a tutti i soggetti interessati.
3) L'eventuale regolamento finale sarà ovviamente posto ulteriormente in
consultazione (lo prevedono le regole) e, cosa molto importante, dovrà
essere notificato alla Commissione Europea come previsto dalla
Direttiva sulla trasparenza, considerato che si tratta di una
"regola tecnica". Dunque avrà anche un filtro di compatibilità
comunitaria.
Ci si chiede quindi dove si sarebbero consumati abusi di diritti civili e dove
tale procedura sarebbe stata oscura.
Quanto alla sollevazione contro un provvedimento che sarebbe il primo
nel Mondo a "censurare" la rete, vale la pena di ricordare che
in Italia sono in vigore due procedure simili per le scommesse e
la pedopornografia.
Procedure che sono state adottate senza alcuna iniziativa della società
civile paragonabile a quella che si è scatenata per un provvedimento sul
diritto d'autore.
Se guardiamo agli aspetti positivi del provvedimento possiamo ricordare
che ad oggi, l'immissione di un brano musicale illegale su un blog
costituisce una violazione punita penalmente, pertanto la procedura
di richiesta di rimozione introdotta da Agcom è non solo una
soluzione proporzionata e misurata, ma è in linea con quanto prevede la
direttiva sul commercio elettronico, che prevede la cessazione
dell'illecito qualora informato.
Già oggi peraltro la maggior parte dei content provider rimuove
il contenuto illecito su richiesta del titolare dei diritti, quindi non
si vede quale intervento "pesante" verrebbe introdotto con il
provvedimento Agcom.
Sul fonte dei siti all'estero mi sembra evidente che già la scelta di
diverse piattaforme illegali italiane di cercarsi server nella Repubblica
Ceca, in Olanda o Svezia è dettata dal tentativo di evitare di essere
coinvolti nelle denunce penali, segno della consapevolezza
dell'attività illegale posta in essere.
Non si comprende quale violazione dei diritti civili vi possa essere
dietro al blocco di un sito palesemente illegale come i noti paradisi
illegali di giochi, di film e musica che tutti conoscono. Si tratta di
siti, come molte inchieste della magistratura hanno già dimostrato,
che operano raccogliendo pubblicità e che sono spesso gestiti da vere e
proprie imprese criminali fatte di più soggetti collegati con la precisa
volontà di delinquere.
Stabilito che questi devono essere i principali target dell'azione di
Agcom, è evidente a tutti che la crescita dell'offerta legale di
contenuti, che in Italia prosegue con sempre maggiori piattaforme che
offrono contenuti musicali in download e streaming, anche gratuito,
non può raggiungere i tassi di UK o Svezia, senza che l'offerta illegale
sia messa a i margini o resa inoffensiva.
Noi abbiamo visto nella procedura di Agcom una soluzione alternativa
al modello HADOPI e oggi più vicina alle necessità di una rete
che costituisca un'opportunità di sviluppo.
Un'ultima annotazione sulla censura. Se c'è un settore che si è da sempre
battuto contro la censura è proprio quello discografico.
Mai nessun artista ha dovuto rinunciare alla propria libertà di
espressione nell'elaborare la propria creatività e mai nessun governo in
Paesi democratici ha ottenuto che un album o una canzone fossero
modificati o censurati perché per prima l'industria si è rifiutata di
farlo.
Abbiamo un'autoregolamentazione che prevede avvisi ai consumatori sui
contenuti espliciti ma i prodotti sono immessi in commercio senza tagli
o interventi censori, quindi pensare che l'industria musicale possa
in qualche modo favorire una qualsiasi attività censoria è una
enorme falsità.
Enzo Mazza
presidente FIMI, Federazione industria musicale italiana
www.fimi.it
Confindustria