Grazie Beppe, questa è esattamente il tipo di competenza di cui abbiamo bisogno.Mi permetto di aggiungere solo due riflessioni nel merito che potrebbero essere di interesse per la mailing list:
- L'OpenSource è stato concepito durante l'inverno della AI, si limita ai sorgenti del software ed ignora dati e modelli: teniamo sempre presente che in Primavera, gli ormoni fanno brutti scherzi!
La PA, anche solo per tutela legale a fronte di ricorsi, necessita di essere sempre in grado di spiegare un output che partecipa alla decisione amministrativa e necessita dunque dei sorgenti conformi, di tutti i dati, dei modelli e di strumenti adatti a ricreare, analizzare e spiegare il comportamento software.- E' importante distinguere la automazione del deploy (che rappresenta un costo da minimizzare) dal Cloud (che è la server farm di sconosciuti). Al di là del lock-in dei fornitori, si pone un serio problema di sicurezza nazionale a distribuire applicazioni strategiche per la PA su cloud privati.
Anche qualora si decida di utilizzare cloud "che preservano l'italianità della infrastruttura della PA" (Alitalia docet), il problema rimane sia in termini di qualità del servizio che di sicurezza.Il secondo problema è molto più insidioso del primo, perché è più difficile comprenderne l'importanza.Una soluzione semplice, ma controintuitiva, potrebbe essere quella di NON usare cloud per la PA, ma utilizzare server farms distribuite sul territorio. Cioé volevo dire: cloud privati in locali amministrativi distribuiti sul territorio e amministrati da tecnici specializzati.Come abbiamo l'ufficio tecnico comunale, dovremmo avere l'ufficio IT comunale.Questo ridurrebbe le economie di scala, ma avrebbe diversi vantaggi strategici, come introdurre nella amministrazione a tutti i livelli personale informatico qualificato, rendere l'infrastruttura amministrativa nel sui complesso più resiliente agli attacchi etc...L'unica alternativa (inferiore strategicamente) è quella di creare una piattaforma cloud sotto il controllo dello Stato (probabilmente del Ministero della Difesa) o dell'Unione Europea.In generale, temo che l'idea di affidarsi al mercato per infrastrutture così strategiche sia intrinsecamente fallimentare.Con le tecnologie esistenti, non c'è modo di garantire che i dati rimangano riservati.GiacomoIl giorno 29 luglio 2018 18:19, attardi <attardi@di.unipi.it> ha scritto:Sono d'accordo con Tesio.
Forse dovremmo fare qualche considerazione sul ruolo di AgID e sulla relazione col team per la trasformazione digitale.
*AgID*
"AgID ha il compito di coordinare le amministrazioni nel percorso di attuazione del Piano Triennale per l’informatica della Pubblica amministrazione, favorendo la trasformazione digitale del Paese."
Attualmente l’AgID cerca di governare la trasformazione digitale emanando linee guida a cui le PA dovrebbero attenersi. Il principio è corretto, ma il problema è che tali linee guida, non possono che essere molto generali, in quanto devono considerare situazioni molto varie e quindi lasciano spazio a interpretazioni libere o anche ad essere del tutto disattese.
*Team Digitale*
"Il Team per la Trasformazione Digitale nasce per avviare la costruzione del “sistema operativo” del Paese, una serie di componenti fondamentali sui quali costruire servizi più semplici ed efficaci per i cittadini, la Pubblica amministrazione e le imprese, attraverso prodotti digitali innovativi."
Il team digitale si è mosso nella giusta direzione indicando un metodo e sviluppando alcuni strumenti di uso generale. In particolare il metodo basato sull’uso di strumenti come Github e Forum di discussione (developers.italia.it), indicano una precisa modalità di sviluppo, applicato per esempio alla stesura e all’aggiornamento dello stesso Piano Triennale della PA.
Un metodo analogo è quello adottato per i Design Kit: produzione di kit per il design, diffusione della cultura del design dei servizi, realizzare nuovi servizi digitali.
Un altro caso (che riprendo dopo) è quello delle API per ricercare e visualizzare gli open data del Data & Analytics Framework che usano la piattaforma open source CKAN (https://developers.italia.it/it/api/data--analytics-framewo )rk-ckan-api.html
*Dalle Linee Guida all'Automazione dei Servizi Applicativi*
Nei prossimi anni, uno dei principali motori della trasformazione digitale sarà la transizione verso il cloud computing, che lo stesso Piano preconizza con la costituzione di PSN. Il cloud computing prefigura benefici di risparmio sui costi dell’infrastruttura, che rendono attraente l’investimento nel ridisegnare le applicazioni daccapo su nuove basi di compatibilità, interoperabilità e portabilità. Tuttavia le soluzioni cloud rischiano di cadere nel lock-in dei fornitori.
Un’altra idea base per la condivisione e il riuso di applicazioni è quella di adottare soluzioni Open Source. Il principio è corretto, tuttavia non risolve interamente il problema del riuso perché ciascuna nuova installazione richiede sforzi manuali rilevanti di adattamento e installazione in contesti diversi.
Una soluzione possibile è quella di abbracciare la programmabilità dei deployment e la standardizzare su strumenti di automazione cloud per realizzare servizi più agili e ottenere l’obiettivo di ridurre l’OpEx, oltre che il CapEx, già insito nelle piattaforme cloud. L’adozione di tecnologie di container abilita lo sviluppo di soluzioni più rapide, più moderne e scalabili che sfruttano nuove architetture applicative e modelli di deployment automatizzato.
Si tratterebbe quindi di diffondere nella PA specifici strumenti di automazione di applicazioni cloud native che consentano di istanziare soluzioni cloud native in modo automatizzato sul cloud, configurandole a seconda dei casi, scalandole dinamicamente e facendone il dispiegamento su qualunque cloud pubblica o privata. In particolare, con la cloud automation basata su un modello dichiarativo, si può ottenere: consistenza, portabilità, scalabilità, condivisione e riuso, facilità di gestione e manutenzione. Con un modello dichiarativo, lo sviluppatore indica cosa vuole ottenere, non come deve essere fatto. Allo strumento di automazione viene lasciato il compito di tradurre il modello in una serie di passi esecutivi, riducendo sia il tempo di dispiegamento sia il rischio di errori.
Con la costituzione di un repository di modelli predisposti, ogni amministrazione potrà scegliere il servizio più adatto e richiederne un’istanza su cloud per suo proprio uso e commisurata alle sue esigenze. I modelli predisposti nel repository potranno essere raffinati da altri utenti e ulteriormente condivisi, basandosi sempre su principi Open Source.
Per esempio sarebbe possibile creare un modello di deployment per CKAN, consentendo a ciascuna amministrazione di esporre i propri dati open, come ha fatto il comune di Firenze (http://annuario.comune.fi.it/). Col deployment automatizzato, il servizio verrebbe attivato con pochi click, attivando server e storage sul cloud.
Trovate qui una breve presentazione dei concetti, che abbiamo adottato nella cloud per la ricerca:
https://tnc18.geant.org/core/presentation/174
-- Beppe
On 26/7/2018 17:24, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:
From: Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> To: Marina Caporale <marina.caporale@unibo.it> Cc: "nexa@server-nexa.polito.it" <nexa@server-nexa.polito.it> Subject: Re: [nexa] E sulla nomina del dg AgID? Message-ID: <CAHL7psHJm5g5BGBUVhCRyz_y35GW4=X2f_8y9rg2k6KHRZa_3A@mail. gmail.com >Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
Non dovrà essere un tecnico che parli alla casta degli iniziati dell'ICT, ma un conoscitore della PA, che abbia esperienza della complessità dell'organizzazione dei pubblici poteri.Personalmente trovo questa affermazione ridicola. Senza profonda competenza tecnica, senza sapere* in prima persona realizzare* i sistemi informatici che risolveranno i problemi della PA, si è semplicemente in mano al fornitore più "convincente". Che può essere quello che offre il rischio minore di biasimo per l'interessato (Microsoft è fantastica in questo campo) o quello che pronuncia meglio le parole magiche del momento "Blockchain" e "Deep Learning". Ed essere un "conoscitore della PA", con "esperienza" della stessa, può voler dire molte cose, ma difficilmente vuol dire essere in grado di vedere come migliorarla attraverso l'informatica. Il dominio dell'incompetenza ci ha già dato perle come la PEC. Ma perché in Italia la competenza è un difetto? Puzziamo così tanto, noi tecnici? Giacomo Il giorno 26 luglio 2018 16:52, Marina Caporale <marina.caporale@unibo.it> ha scritto:
E sulla nomina del nuovo dg Agid non abbiamo nulla da dire? Ho trovato qualche eco solo qui: https://www.huffingtonpost.it/-------------- next part -------------- An HTML attachment was scrubbed... URL: <http://server-nexa.polito.it/paola-caporossi/agid-una- scelta-complessa-per-bongiorno-e-cruciale-per-litalia_a_ 23488392/?utm_hp_ ref=it-homepage con questi rinvii https://www.corrierecomunicazi oni.it/pa-digitale/agid-ecco- selezionera-il-nuovo-direttorechi- -generale/ https://www.corrierecomunicazi oni.it/pa-digitale/agid-ecco- candidati-per-la-poltrona-di-di- irettore-generale/ il bando era qui http://www.funzionepubblica.go v.it/articolo/dipartimento/ 03-07-2018/bando-agid e qui i candidati http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/dipartimento/ 20-07-2018/elenco-candidati-l’incarico-di-direttore-generale -dell’agid M Marina Caporale Professoressa a contratto Diritto amministrativo - IUS 10 Diritto dei Media e Istituzioni di diritto pubblico. Diritto dell'Informazione e della Comunicazione. http://www.unibo.it/docenti/ma rina.caporale _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/ cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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