Buongiorno, siamo entrati nel medium e forse stiamo andando un po' troppo fuori tema, ma la cosa mi interessa molto. Giovanni Leghissa <giovanni.leghissa@unito.it> writes:
aggiungo: un approccio sistemico aiuta a capire in che senso i technological devices usati per comunicare abbiano un valore attanziale, in che senso cioè siano dotati di una certa qual agency
Se "agency" è intesa come "the capacity, condition, or state of acting or of exerting power " [1], azzarderei questa considerazione: nessun dispositivo tecnologico è dotato di agency, semmai per come sono progettati (dagli umani) determinano la capacità di agency dell'utente del dispositivo e i vincoli architetturali del sistema di cui i dispositivi fanno parte, vincoli per i quali certe cose in quel sistema non si possono proprio fare nemmeno volendo (tipo accedere anonimamente a Internet, che è IL suo vincolo architetturale fondamentale). Sbaglio? La cosa interessante è che i dispositivi programmabili possono esserlo per esercitare l'agency di qualcun altro (spesso in modo nascosto o mascherato) ma posso anche essere riprogrammati per restituire (il potenziale di) agency agli aventi diritto, anche per ridefinire il funzionamento dei sistemi (tipo Internet) che i dispositivi fanno funzionare. Nel digitale il bello è che non ci sono i vincoli "analogici" delle leggi fisiche, quindi tutto si può (ri)fare volendo... ripartendo *quasi* da zero, con un (re)bootstrap [2] :-D [...] Saluti, Giovanni [1] https://www.merriam-webster.com/dictionary/agency [2] https://www.gnu.org/software/mes/manual/mes.html#Full-Source-Bootstrap -- Giovanni Biscuolo