Il post di Guido è molto bello. Mi vorrei concentrare sulla PEC per valutare in concreto il possibile impatto di una normativa come quella prospettata. Proviamo così a fare un passo avanti. In un giorno non lontano nel tempo, per candidarsi a un concorso pubblico sarà necessario presentare domanda tramite posta elettronica certificata. Il diritto (fondamentale?) di accesso a un impiego pubblico passerà tramite PEC. Il diritto di impugnare un atto amministrativo (diritto fondamentale di difesa?) senza incorrere in decadenze per decorso dei termini dipende dalla possibilità di ricevere la comunicazione dell'atto amministrativo via pec. Inviare un ricorso gerarchico o un ricorso straordinario al capo dello stato richiede potrebbe essere possibile tramite PEC, il che però presuppone la possibilità di inviare PEC, possibilità che a sua volta richiede l'accesso alla rete. L'impresa, il professionista, il cittadino, riceveranno le comunicazioni degli atti amministrativi via PEC. La legge è chiara sul punto: l'invio di un email di pec equivale all'invio di una raccomandata con ricevuta di ritorno. Gli avvocati ricevono già le comunicazioni di cancelleria nel processo civile via email (diritto di difesa dell'assistito, diritto di svolgere il delicato incarico affidato nel modo più diligente possibile nell'interesse dell'assistito e nell'interesse superiore della giustizia e dello stesso ordinamento giuridico - sono diritti fondamentali? sono inviolabili?). Lo stesso vale per le comunicazioni tra privati. In un futuro non lontano, l'impresa A potrà benissimo mettere in mora, diffidare, l'impresa B, inviando semplicemente una mail tramite PEC (se ogni impresa è tenuta ad avere una casella PEC, ogni altra impresa potrà comunicare con essa). Il datore di lavoro potrà inviare le contestazioni disciplinari al lavoratore tramite PEC. E perchè no, licenziare tramite PEC. Il rinnovo dei contratti, le disdette, l'esercizio di diritti di opzione o prelazione, l'interruzione del decorso della prescrizione, la convocazione di assemblee dei soci, le comunicazioni delle facoltà in capo dei consumatori previste dal codice del consumo, potranno benissimo avvenire tramite PEC (la libertà di contrarre è un diritto fondamentale? o non lo è più?). Le comunicazioni obbligatorie alla CONSOB potranno avvenire tramite PEC. Ragionando per assurdo, almeno su questo aspetto forse i problemi sono ridotti: in fondo se il diritto di intraprendere non è un diritto fondamentale e inviolabile non pare che questo configuri problemi particolari di legittimità di eventuali "misure". Consideriamo l'attività bancaria. Poche parole che parlano da sé: (1) gestione del risparmio (diritto fondamentale?), e (2) banking online. Quanti di voi hanno un conto corrente online? Immaginate l'impossibilità di accedervi da un momento all'altro. Chiedetevi se la fornitura di servizi tecnologicamente avanzati nell'interesse dei consumatori da parte delle imprese bancarie possa essere o meno compromessa. Continuando a ragionare per assurdo in tema dell'accesso, se anche l'accesso ai siti istituzionali delle pubbliche amministrazioni per informarsi su attività, procedure, normative e quant'altro non è da considerarsi un diritto fondamentale, eventuali "misure" non presenterebbero alcun profilo di illegittimità. Lo stesso vale per l'accesso a social networks, in fondo, continuando a ragionare per assurdo, basta considerare il diritto ex art. 3 cost. allo sviluppo della persona umana e alla partecipazione alle formazioni sociali, il diritto ex art. 18 cost. (libertà di associarsi liberamente) e il diritto ex art. 17 cost. (libertà di riunirsi liberamente) "relativamente" fondamentali e certamente "violabili" per concludere per la legittimità di eventuali "misure". Che dire della moda del "cloud computing"? Non è presupposto per il cloud computing ancora una volta l'accesso alla rete? Il diritto di accedere ai propri dati personali (è diritto fondamentale?) può essere compresso con eventuali misure restrittive di accesso alla rete? Infine, la libertà di informare e informarsi, ragionando sempre per assurdo, non significa a priori libertà di usare qualunque mezzo di informazione. Se non si può usare internet per informarsi, vorrà dire che i "cattivelli" useranno la televisione o al limite i giornali. Se non si possono esprimere le proprie idee su blog, siti web e social networks, vorrà dire che i "puniti" scriveranno lettere aperte ai giornali e useranno più spesso il telefono e le piazza pubbliche. Ora, mi sono sorte due domande spontanee che vorrei condividere con voi: 1. Quale "misura" in concreto è del tutto inidonea a violare neppure uno dei diritti sopra accennati? Come deve essere concepita in concreto per essere legittima? 2. "misure" come quelle che si sta ipotizzando possono essere considerate misure afflittive? In particolare, limitano la libertà personale, o meglio, può la libertà personale considerarsi limitata se si limita la libertà di informare, informarsi, di contattare pubblica amministrazione, privati e enti privati o pubblici economici e non? Se sì, è possibile ipotizzare che sia in corso un pericoloso fenomeno di proliferazione di misure afflittive, forse addirittura di natura penale, che proprio perché atipiche o di natura ibrida penal- amministrativa/privatistico-cautelare rischiano di poter sfuggire ai numerosi principi e norme fondamentali su cui è incardinato il diritto penale? V Il giorno 05/nov/09, alle ore 10:15, Marco Ciurcina ha scritto:
In data giovedì 5 novembre 2009 09:38:32, Dott. Valentin Vitkov ha scritto: : > Bisogna riflettere molto su queste "misure", se si tiene conto del
progressivo processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione e dei rapporti tra pubblica amministrazione e cittadino. Parte integrante e non trascurabile di questo processo è l'uso sempre più pervasivo della posta elettronica certificata (obbligatoria per imprese e professionisti, con caselle di posta elettronica certificata offerte gratuitamente ai singoli cittadini), con sicuri effetti giuridici collegati all'invio delle comunicazioni elettroniche. Il punto è che, guarda caso, presupposto per l'uso della posta elettronica certificata, da parte di imprese, professionisti e cittadini, è proprio l'accesso alla rete. Ciò vale per il singolo, ma a maggior ragione per una pluralità di soggetti che condividono lo stesso accesso (imprese, studi professionali associati, famiglie). grande valentin ! questo è un argomento magnifico ! :-) m.c.
A presto, V
Il giorno 05/nov/09, alle ore 01:39, Paolo Brini ha scritto:
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