La settimana scorsa The Morning Call, un quotidiano della
Pennsylvania, ha pubblicato una
lunga e dettagliata inchiesta – intitolata Inside Amazon’s
Warehouse – sulle terribili condizioni di lavoro nei magazzini Amazon della
Lehigh Valley. Il reportage, risultato di mesi di interviste e verifiche, sta
facendo il giro del mondo ed è stato ripreso dal New York Times e altri
media mainstream. Il quadro è cupo:
- estrema precarietà del lavoro, clima di
perenne ricatto e assenza di diritti;
- ritmi inumani, con velocità
raddoppiate da un giorno all’altro (da 250 a 500 “colli” al giorno, senza
preavviso), con una temperatura interna che supera i 40° e in almeno
un’occasione ha toccato i 45°;
- provvedimenti disciplinari ai danni di chi
rallenta il ritmo o, semplicemente, sviene (in un rapporto del 2 giugno scorso
si parla di 15 lavoratori svenuti per il caldo);
- licenziamenti “esemplari”
su due piedi con il reprobo scortato fuori sotto gli occhi dei colleghi.
E ce
n’è ancora. Leggetela tutta, l’inchiesta. Ne vale la pena. La frase-chiave la
dice un ex-magazziniere: “They’re killing people mentally and
phisically.“
A giudicare dai commenti in rete, molti cadono dalle nuvole, scoprendo
soltanto ora che Amazon è una mega-corporation e Jeff Bezos un
padrone che – com’è consueto tra i padroni – vuole realizzare profitti a scapito
di ogni altra considerazione su dignità, equità e sicurezza.
Come dovevasi
sospettare, il “miracolo”-Amazon (super-sconti, spedizioni velocissime, “coda
lunga”, offerta apparentemente infinita) si regge sullo sfruttamento di
forza-lavoro in condizioni vessatorie, pericolose, umilianti. Proprio come il
“miracolo”-Walmart, il “miracolo”-Marchionne e qualunque altro miracolo
aziendale ci abbiano propinato i media nel corso degli anni.
Quanto appena
scritto dovrebbe essere ovvio, eppure non lo è. Il disvelamento non riguarda
un’azienda qualsiasi, ma Amazon, sorta di “gigante buono” di cui – anche in
Italia – si è sempre parlato in modo acritico, quando non adorante e
populista.
The Morning Call ha rotto un incantesimo. Fino a qualche
giorno fa, con poche eccezioni, i mezzi di informazione (e i consumatori stessi)
accettavano la propaganda di Amazon senza l’ombra di un dubbio, come fosse oro
colato. D’ora in poi, forse si cercheranno più spesso i riscontri, si faranno le
dovute verifiche, si andranno a vedere eventuali bluff. Con il peggiorare della
crisi, sembra aumentare il numero degli scettici.