caro Giacomo,

Il 18/11/25 18:58, Giacomo Tesio ha scritto:
On Tue, 18 Nov 2025 12:02:20 +0100 maurizio lana wrote:
si potrebbe concepire, pensare, scrivere qui, un [Manifesto per l'uso 
consapevole dell'IA]?
Anzitutto sotto il cappello della "IA" vengono fatte rientrare
tecnologie diversissime, da Prolog a ChatGPT. Con la notevole
differenza che il primo su può usare consapevolmente dopo 3-4
settimane di studio, il secondo dopo 3-4 decenni di studio.

Di quale delle centinaia di tecnologie che vengono finanziate inseguendo
la fantasia (allucinazione?) di un'intelligenza artificiale, vorremmo
proporre un uso consapevole?

Suppongo (ma correggimi se sbaglio) che tu faccia riferimento agli LLM
commerciali, i vari GitHub CopyALot, ChatGPT, Gemini etc...

Si tratta di tecnologie che una persona consapevole del loro
funzionamento può usare SOLO per ingannare uno o più esseri umani
(incluso, eventualmente, sé stesso).
i problema è proprio lì dove scrivi "tecnologie che una persona consapevole del loro funzionamento può usare SOLO per ingannare uno o più esseri umani". 
quante sono le persone consapevoli? poche, direi. 
Andrea Bolioli ha scritto "cerchiamo di limitare i rischi e le perdite di tempo. (io uso i sistemi GenAI, non sono luddista)"
cioè un uso consapevole e appropriato dei sistemi di IA può dare un aiuto che non si trova in modo differente.
esempio: leggendo la frase di Vannevar Bush "publication has been extended far beyond our present ability to make real use of the record" mi sembra di ricordare che in letteratura già al tempo dell’invenzione della stampa si trovano tracce dell'idea che sia difficile acquisire un solida conoscenza delle ora adesso che ci sono così tanti libri e che non siamo in grado di leggerli tutti.
questa richiesta data in input al chatbot genera in output un elenco corretto di fonti sul tema, che con successivi input vien focalizzato sul 500-600, o sulla contemporaneità. con un motore di ricerca questo non sarebbe possibile. 

con la componente generativa che emerge nel fatto che ripetendo il prompt gli esiti parzialmente cambiano (non ho ho fatto un numero di iterazioni sufficiente a far apparire il degrado dell'output - ma ci proverò)

Non saprei proprio come scriverlo in un manifesto, 
per quanto capisco è il problema della prima parte di dum Romase consulitur: non c'è dubbio che sia difficile scriverlo in un manifesto; ma se non si si scrive, o non si fanno azioni analoghe, continua l'uso (generalmente) inconsapevole di tecnologie ingannevoli (ma come ho detto ci sono anche possibili usi non ingannevoli ed efficaci; ma quasi sconosciuti) e quindi Sagunto viene espugnata
ma in un contesto
universitario, potresti organizzare un corso sull'uso consapevole di
questi strumenti, spiegando agli studenti come creare profili social
fittizi, con foto fittizie, personalità fittizie e idee fittizie, e
come farli interagire con persone ignare sulla piattaforma di interesse.
Gli studenti, durante il corso dovrebbero provare a diffondere una
credenza falsa (ma plausibile), usando anche tutti i dati raccolti
dalle interazioni con gli altri utenti. Al termine del corso poi
dovrebbero contattare gli utenti ignari, intervistarli e rivelargli
l'inganno.
Sono CERTO che sarebbe estremamente istruttivo. ;-)
Gli studenti imparerebbero a cosa servono queste tecnologie, come
vengono utilizzate per manipolarli e come utilizzarle nel modo più
proficuo possibile, secondo gli scopi per cui sono progettati.
Che ne pensi?
Se serve una mano per gli aspetti tecnici, potrei persino vincere la
repulsione che provo per le aziende che producono questi software e
aiutarti a mettere su un minimo di infrastruttura per gli studenti.
costruire esperimenti configura una didattica coinvolgente quindi il concetto mi piace.
nel merito, sono leggermente perplesso di proporre agli studenti di farsi ingannatori di altri benché a motivo di studio.
ricordo che qualcosa di simile fu già fatto in passato e pubblicato in PNAS
Del Vicario, Michela, Alessandro Bessi, Fabiana Zollo, Fabio Petroni, Antonio Scala, Guido Caldarelli, H. Eugene Stanley, e Walter Quattrociocchi. «The spreading of misinformation online». Proceedings of the National Academy of Sciences 113, fasc. 3 (2016): 554–59. https://doi.org/10.1073/pnas.1517441113.
ma soprattutto più che  sulla comunicazione social preferirei 
focalizzare sull'uso dei sistemi di IA: con pars destruens che mostra in modo chiaramente percepibile i difetti; pars construens che mostra quali usi sono efficaci 

Maurizio



i ciottoli di yiannis ritsos
[non una citazione ma un invito ad una ricerca]

Maurizio Lana
Università del Piemonte Orientale
Dipartimento di Studi Umanistici
Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli