Il 08/02/2010 12:40, marco scialdone ha scritto:
Figurati Paolo.
Al di là dell'imprecisione tecnica è il tenore complessivo del comunicato che è a mio avviso inaccettabile.
Possibile che non si possa avere un approccio più moderato a certe vicende? Mi rendo conto che quelli di TPB conducono una loro battaglia ideale, con evidenti risvolti di disobbedienza civile, ma da qui a parlare di censura di Stato ce ne corre (peraltro tirando in mezzo tutti per un volta: politici, magistrati, forze dell'ordine, tutti uniti per censurare la rete)
Non mi sorprende che il Tribunale del riesame abbia disposto l'inibizione considerando il ragionamento della Suprema Corte.
Ciao di nuovo Marco, al di là dell'approccio non moderato che ho deliberatamente scelto di seguire e che è ancora nel mio diritto perché, come dici, non siamo in Iran o in Cina, quanto ho scritto è pacificamente vero ("Italia campionessa..."), nel senso che di tutti i paesi europei al momento l'Italia detiene il primato del numero di siti oscurati ed è inoltre l'unico paese in cui è stato condannato un blogger (Ruta) per stampa clandestina, in cui per rimuovere un contenuto imesso da un utente si oscura tutto l'articolo (Byoblu), tutto il sito (Bakeka, ADUC due volte ecc.) o tutta la piattaforma (The Pirate Bay, quand'anche questo contenuto non è ospitato dalla piattaforma stessa). Un elemento spesso comune, a mio avviso, a moltissimi di questi casi è l'errata applicazione (o la non applicazione) della 2000/31/CE, che è una direttiva scritta talmente bene da apparire cristallina nella sua chiarezza. Ormai per ristabilire il diritto europeo in questo campo (peraltro trasposto fedelmente nel d.lgs 70/2003) temo sia indispensabile arrivare alla Corte di Giustizia Europea. Il caso di TPB è significativo anche per questo: finalmente ci sarà un ricorso a quella. In questo senso non capisco perché dici che ho tirato dentro tutti: a me sembra che il mio articolo sia "un'accusa" precisa solo e soltanto alla magistratura (che certo, rappresenta comunque uno dei poteri dello stato). Infine, per ritornare alla Cina e alle tecniche più sofisticate di censura, occorre tener presente che la censura cinese di stato si fonda sulla responsabilità degli ISP. E' per questo motivo che la Cina può affermare senza poter essere smentita nei fatti che il Grande Firewall cinese non esiste e che la censura di stato cinese non esiste. La censura in realtà viene praticata direttamente dai privati che gestiscono l'infrastruttura per evitare di essere coinvolti in responsabilità di qualsiasi genere. In Europa la 2000/31/EC e negli USA il safe harbour per mere conduit del DMCA sono fattori importantissimi per tutelare contro le censure di qualsiasi tipo, e temo che sia questo uno dei principali motivi per i quali si tenta di creare un numero elevato di precedenti giudiziari volti a smantallare lo status di mere conduit. Ciao, Paolo