http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/04/15/fabio-sabatini-leconomia-del-pene/
Quando leggo delle modalità con cui l'ANVUR ha selezionato e classificato le riviste scientifiche utili alla valutazione delle lavoro di ricerca dei ricercatori, in virtù della mia conoscenza della politica e delle dinamiche della pubblica amministrazione, riesco in linea di massima a farmi un'idea di cosa realmente accada. Quando leggo queste notizie, invece, avverto la presenza immanente di qualcosa "di fondo" che non va. Mi chiedo: come può un ricercatore ipotizzare che esista una correlazione tra lo sviluppo economico di una nazione e la lunghezza del pene dei suoi abitanti; come può pensare di farvi una ricerca, come qualcuno possa autorizzargliela e finanziargliela, come, ancora, altri possano diffonderla e, soprattutto come non si verifichi una stroncatura di "massa" da parte della comunità scientifica contro chi l'ha scritta, chi l'ha autorizzata, chi l'ha diffusa, destituendo così di credibilità tutti i soggetti coinvolti? Con i parametri esistenti oggi nella valutazione dei ricercatori sicuramente l'autore otterrà addirittura un posto in una qualche università...! Mi appare chiaro che i due fatti (Anvur e ricercatore del pene) nell'insieme significhino qualcosa, o meglio conducano a qualcosa. E precisamente, alla destituzione di valore dello statuto scientifico e quindi di credibilità di molte discipline, in particolare quelle sociali e quelle umanistiche. Mi appare chiaro altresì che ammantare di scientificità ipotesi "creazioniste" con il solo contrapporle, in pari dignità scientifica, alle teorie evoluzioniste raggiunga l'obiettivo di destrutturare lo statuto epistemologico delle scienze in modo da un lato di poter fregiare dello statuto di scientificità qualunque "opinione" in realtà politicamente finalizzata e dall'altro privare la collettività della "fiducia" nel sapere e nella cultura e in ultima analisi nella loro "promessa" di emancipazione sociale. Mi può essere anche chiaro chi si avvantaggia di tale processo e come in tal modo si potrà anzi si può attuare il controllo sociale in modo esattamente opposto a quello della censura e della eliminazione degli oppositori. Come ciò si possa fare utilizzando "sofisticamente" il principio democratico svuotato delle sue premesse etiche e di giustizia sociale. Come il "relativismo delle verità" (nato per contrapporsi all'allora unica verità del potere) in realtà sia oggi da quest'ultimo utilizzato proprio per il controllo sociale di coloro che in quel principio trovavano fondamento ed emancipazione dal potere. Bene! tutto questo mi è chiaro ma ciò che non mi è ancora chiaro e se tutto questo sia chiaro solo a me!?