Se ho capito bene, in Romania le elezioni sono state annullate non per brogli sulle schede ma per una pesante campagna sui social a favore di un candidato attuata con tutti gli strumenti tecnologici possibili, inclusi i bot e i falsi profili; questa campagna, secondo la Corte costituzionale di Bucarest, è stata orchestrata e finanziata da Mosca, di cui questo candidato è simpatizzante.
Propongo, se possibile, di provare a staccarci un attimo dall'immediata simpatia-antipatia
tifosa (i filo Putin oggi gridano al golpe, gli anti Putin alle interferenze russe) per ragionare invece sulla questione delle questioni: in democrazia, quali mezzi sono leciti e quali illeciti nella creazione del consenso?
E, soprattutto, sono "democraticamente valide" o no quelle elezioni in cui il consenso popolare è chiaro ma è stato creato anche utilizzando in modo estremo ogni potenziale tecnologia dei mezzi di comunicazione, inclusi bot, gli algoritmi e magari l'AI?
Nel nostro piccolo, in Italia abbiamo avuto un precedente dell'era pre internet: quando il proprietario di tre reti televisive nazionali le mise tutte e tre al servizio del suo nuovo partito, inclusi i Mike Bongiorno, i Raimondo Vianello e le Ambra Angiolini. Noi antiberlusconiani al tempo parlavamo di conflitto di interessi e quindi di iniquità di elezioni in cui uno dei contendenti aveva soldi e soprattutto media per creare il consenso. Ci rispondevano che il consenso popolare vale comunque - se è chiaro ed espresso nell'urna - e che era offensivo verso gli elettori sostenere che fossero quasi degli infermi di mente, incapaci di decidere con la propria testa. In ogni caso quel partito prese il 30 per cento meno di sei mesi dopo la sua creazione e nessuno pensò di invalidare quelle elezioni per l'uso massiccio di media privati a favore di una parte.
Da allora il quadro mediatico è fortemente cambiato, le tivù contano meno, c'è la rete e appunto ci sono i bot.
Nel caso di specie - il vago paragone fra Italia 1994 e Romania 2024 - ci sono poi altre grosse differenze: allora non ci fu alcuna ingerenza straniera, ad esempio; oppure, semplicemente, nel caso di Berlusconi non c'era niente di segreto (la persuasione delle reti Fininvest era trasparente, evidente) mentre nelle elezioni romene sarebbe stata occulta, il che non è una differenza da poco. Tuttavia noi avevamo i falsi sondaggi di Diakron per creare l'effetto band-wagoning: una cosa non molto diversa dai falsi account, e con esiti simili.
(per inciso, aggiungo che l'utilizzo nascosto di bot, algoritmi di rimbalzo e account fasulli non è mancato neppure da noi, basti pensare alla "Bestia" di Salvini, nei suoi tempi d'oro)
Resta comunque la questione di fondo, che ovviamente va ben oltre sia il vecchio caso italiano sia quello attuale romeno: è democraticamente valido o no il voto espresso dagli elettori quando una campagna mediatica ben orchestrata e ben pagata ne ha influenzato una parte magari decisiva?
La questione di fondo investe anche le democrazie occidentali. Non solo per il rischio di campagne occulte orchestrate all'estero ma anche per quello che già da decenni accade, a partire dagli Stati Uniti dove il budget per gli spot è un elemento fondamentale per creare consenso, diventando poi peraltro strumento di ricatto dei donatori verso la politica; oppure per quello che è accaduto di redente, con l'uso del social di Elon Musk a favore di Trump.
Quali sono dunque le regole certe che una democrazia deve darsi perché il voto possa considerarsi "non manipolato" o manipolato il meno possibile? Quali sono i limiti invalicabili, se ce ne sono?
E possono queste regole - se mai volessimo darcele - stare al passo con i progressi rapidissimi delle tecnologie?
E ancora: sarebbero applicabili a livello di elezioni nazionali in un mondo tecnologicamente così interconnesso oppure no? E se sì, come? E quale organo neutrale può essere chiamato a decidere se un'elezione è democraticamente valida o è stata manipolata?
Auguri a chi riesce a rispondere con certezza.