"GenAI, specifically the promises of productivity bolstered by chatbots and coding assistants, generates wealth—arguably as concentrated in few individuals as the drug trade—while making its consumers feel more productive and earning short-term gains."

https://makemeacto.substack.com/p/is-genai-digital-cocaine

On 13/06/25 13:59, Alfredo Bregni wrote:

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Scusate il rinnovato fastidio.

Gli informatici (e ritengo non solo loro) hanno provato con l'AGI (Artificial General Intelligence, per i profani come me), per ora senza successo.

Poi Cristianini scrive "La scorciatoia" (io sono venuto a saperlo così), e con la "statistica" ecco che abbiamo una forma di AI, ...che funziona.
Lungi dal criticare il lavoro fatto, io mi risento per l'etichetta (da titolista se è stato un giornalista, da vaporware se è stato un informatico). Spoilerando la fine di questo messaggio, a me gli LLM sembrano dei bravissimi "confezionatori", e mio figlio che studia ingegneria li usa come "motori di ricerca più furbi".

A parte che non ho capito come si "ingannano", il che mi preoccupa (come tecnico), e che tutta la fanfara sulla pericolosità dell'AI mi lascia freddino...:
- Chi ti vuole fregare, ti frega comunque, specie se ha potere (che usi l'AI, una bomba atomica, o ti freghi sul prezzo delle zucchine);
- L'AI di certo diventa migliore dell'umano se le dai un task preciso e la doti di una sufficiente potenza di calcolo con dietro un enorme repository di dati, utilizzato on line o "per allenamento";
- Altro, di realmente serio, proprio non vedo;
...la mia contestazione è proprio sull'etichetta: non ce la togliamo più, neanche se capissimo che è sbagliata (è un po' una versione riveduta della battuta "mentre la verità ancora si sta allacciando le scarpe, la bugia ha già fatto il giro del mondo").

Anche se -- discutendone in modo esaustivo e approfondito -- arrivassimo a convenire che "AI" (come termine per indicare gli LLM) è stata una scelta idiota, ...non potremmo fare nulla per cambiare le cose.
Da pensionato (ipoteticamente "saggio"), quindi, non mi metto a spiegare perché secondo me le cose stanno come lo spoiler sopra, ma vi invito a riflettere sulla considerazione che "far marketing" possa diventare cognitivamente pericoloso, ...perché non invertibile. Ovvero (ipoteticamente, ...ma forse neanche) riempiamo il pianeta di discussioni immani, su immani cazzate, e abbiamo inventato l'ennesima arma di distrAzione di massa, come se ce ne fosse bisogno.

Capisco che chi abbia speso tonnellate di denaro per far girare in modo sensato un confezionatore, se non gli fa del marketing aggressivo ha investito male i suoi soldi, ma a furia di titolisti e di vaporware finiamo con il rincoglionire la gente più e peggio della scuola (che ci racconta la bravura dei Mille), del giornalismo (che, a parte altre cose ben peggiori, evita accuratamente di dare del coglione al Questore di Trieste -- o chi per lui -- che, in piena pandemia, ordina di usare gli idranti contro i dimostranti), della propaganda politica (serve esempio?), della pubblicità dilagante, ecc.

Perché non siamo neanche nel capitolo pubblicità, direi: un'AI è DIVERSA da un pannolino; riguarda la cognizione umana, ci fa immaginare il futuro, ci illude o inganna (non la macchina, come dice Giacomo Tesio, o chi la utilizza, come la vedo io, ma proprio di come se ne parla, ..."a vanvera" direbbero i lati B delle signore veneziane d'un tempo).

Sbaglio?
Dove?
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