On September 13, 2020 9:54:02 AM UTC, Antonio Iacono <antiac@gmail.com> wrote:
Chi è l'hacker? E' colui che svolge un'attività con passione e libera da schemi.
Direi di no. La passione è qualcosa che si subisce al di là della propria volontà, mentre l'hacking è una scelta consapevole e libera. Le mie definizioni operative sono: ``` Hacker: A person deeply moved by Curiosity. Someone who struggle for knowledge. Hack: What hackers do. An experiment. An original solution to a problem. ```
Ci sono oggi hacker tra i giovani?
Sì. Giusto qualche settimana fa un 17enne è stato arrestato per aver ridicolizzato la sicurissima Silicon Valley attraverso Twitter. "We are all alike" ;-)
Dove sono, che idee hanno e cosa stanno facendo?
Trattandosi di un insieme di persone inevitabilmente eterogeneo, distribuito, marginalizzato e strumentalizzato per millenni, non è possibile rispondere brevemente. Di certo non è possibile rispondere senza prima decostruire le ridicole credenze mainstream su di noi e distillare l'essenza del nostro ethos dalla propaganda che ha provato (con grande successo) a sottometterci e gentrificarci. Recentemente Marco Ciurcina ha pubblicato un piccolo saggio dal titolo "Etica Hacker?" https://digitcult.lim.di.unimi.it/index.php/dc/article/view/163 Ho iniziato a rispondergli qui: http://www.tesio.it/2020/09/03/not_all_hackers_are_americans.html
Io sono stato un hacker mancato, è vero, avevo la passione per l'elettronica, l'informatica, la programmazione, ma non era esclusiva, la "condividevo" con mille altre passioni e questa ecletticità finiva per depotenziare i risultati in ciascuna di tali attività.
Anzitutto hacker non necessariamente si nasce. E poi il successo "secondo il mondo" ha poco a che fare con noi. Ciò che ci interessa è la conoscenza, soddisfare la nostra Curiosità. Come spiegherò nel prossimo pezzo della serie che Marco ha scatenato, la Curiosità è il valore fondamentale per noi hacker. E non è importante se l'hack funziona o meno, è solo importante imparare.
Ma un hacker in carne e ossa (più ossa per la verità) l'ho conosciuto. Quel Salvatore Sanfilippo (aka Antirez) che abbiamo citato in altre occasioni. Per lui la programmazione era ed è sempre stato tutto. L'ho conosciuto prima di fama, a ventanni era un esperto di sicurezza informatica, con il suo hping, nel 1998, era già un hacker [2], e poi personalmente quando è andato a vivere, per qualche anno, nella mia zona (erano i primi anni duemila). Una volta sono andato a trovarlo, stava lì con il saldatore in mano, non vedendolo alla tastiera gli ho chiesto cosa stesse facendo, mi ha risposto: "un programmatore di PIC16F84" [3]. Avrebbe programmato qualsiasi cosa e sono felice per lui che adesso, con Redis [4], abbia raccolto i frutti di una vita da hacker.
La programmazione è un mezzo. I problemi sono una scusa (ed una domanda che ci sfida). Ma il fine ultimo è sempre soddisfare la nostra Curiosità. Giacomo