Carissimo, Giorgio Ventre <giorgio@unina.it> writes: [...]
Pur con tutta la prudenza che deve essere usata nel valutare le affermazioni di questi colossi, credo che se ci mettiamo a dubitare a priori delle affermazioni di qualcuno non si fa un buon servizio alla onestà intellettuale. Bruto rimane un uomo d'onore fino a prova contraria.
Mi scuso se le mie parole hanno dato l'impressione di dubitare dell'onore o dell'onestà intellettuale di chi si professa fiducioso - fosse anche come artificio retorico - nei confronti di Apple e Google. Non era davvero mia intenzione. I miei giudizi *politici* sono in merito alle affermazioni dei colossi citati e non hanno nulla di personale nei confronti delle persone che si fidano di loro e tantomeno di chi lavora per questi colossi: non ho _nessun dubbio_ che ciascuno di essi è una persona in buona fede, competente e capace. Detto questo, ammetto anche di essere un po' vago e poco analitico quando dichiaro «non abbiamo più bisogno di "mostrare le prove"» [1]; con questo intendo dire - in modo anche provocatorio, lo ammetto - che _oggi_ è chi sostiene che «quei colossi» meritano fiducia che debba prendersi in carico l'onere della prova, una sorta di "inversione dell'onere della prova per motivi storicamente acclarati". Detto in altre parole, non ritengo di dover fare fatica io a fare l'analisi del perché non mi fido, credo piuttosto che è chi chiede fiducia che dovrebbe fare quella fatica. :-) Secondo me, oggi, per meritarsi la fiducia dei cittadini nei confronti del software e dell'hardware che usano ci sono metodi più scientifici e oggettivi rispetto al self-regulation, al ethic-washing o al blind-trust nei confronti di chi li sviluppa e li distribuisce. Cordiali saluti, Giovanni [...] [1] ...e non è un processo ad-personam, è un discorso storico-politico -- Giovanni Biscuolo