Grazie davvero delle risposte. Tuttavia ho ancora alcune domande: Il giorno 28 agosto 2018 10:38, Marco Ciurcina <ciurcina@studiolegale.it> ha scritto:
In data martedì 28 agosto 2018 10:12:15 CEST, Enrico Nardelli ha scritto:
QUESTIONE: di chi è la responsabilità se il codice non lascia tracce sul dispositivo dell'utente che permettono di connettere le azioni illegali all'autore?
Di chi ha installato e rimosso il codice che compie atti illeciti.
E se non si trova in Europa? E se non è possibile identificarlo?
Ma anche chi distribuisce il browser potrebbe avere un problema se era consapevole del fatto che il suo browser consente il prodursi di danni. Per esempio, in Italia, l'art. 1229 c.c. non consente di escludere o limitare la responsabilità in caso di dolo o colpa grave.
Questo è molto interessante. Stiamo parlando (principalmente) di Mozilla (una fondazione), Google, Microsoft e Apple.
In concreto, l'utente che possiede il dispositivo potrebbe avere un problema di prova: come dimostra i fatti descritti nello scenario? Quindi, in concreto, potrebbe ritrovarsi a rispondere anche lui.
Purtroppo un utente comune non potrebbe dimostrare di aver subito l'attacco (un hacker in paranoia potrebbe mettersi in condizione di dimostrare un attacco attraverso un proxy HTTP ad hoc) D'altro canto, nessuno potrebbe dimostrare che l'utente comune NON ha subito tale attacco. Dunque l'utente dice che non è stato lui a compiere il reato informatico e nonostante le certe prove, nessuno può escludere che tali prove siano state forgiate ad arte durante un attacco di questo tipo. Come se ne esce? Giacomo