Sono d'accordo con Arturo. Credo che della vicenda Wikileaks l'aspetto più interessante in prospettiva sia come cambierà l'approccio alla comunicazione e alla stessa redazione dei documenti in considerazione della loro volatilità e replicabilità. In un mondo sempre più in Rete, difficile tenere un file in cassaforte. Posto che la riservatezza e non trasparenza delle relazioni diplomatiche (rispetto ai terzi), in certi contesti, sono valori da difendere (a volte finanche per preservare la pace), sono curioso di capire come i governi democratici salvaguarderanno queste esigenze in futuro, immagino con uso sempre più "quotidiano" della crittografia. 2011/1/26 <a.dicorinto@uniroma1.it>
Caro Bernardo-- tu parli di rischi reali, ma essendo io uno che non ama scontri ideologici ma solo risultati pratici, ti dico che WL e Assange hanno conseguito dei risultati importantissimi in termini di dibattito pubblico sull'operato dei governi e, come ho scritto, in termini di riflessioni sulla "debolezza" di una Internet sempre più identificata coi walled garden dei social media più noti. Io credo che il tema da discutere riguardi di pià gli effetti del ciclone wikileaks che la sua logica interna che non è ben conosciuta dai molti e che ci può far storcere il naso, ma che comunque, passa in secondo piano rispetto al dibattito innescato. IMHO
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