Certo, chi conosce - come molti su questa lista - la (triste) vicenda sa come sono andate le cose. Tenete però conto che non tutti sono versati nel digitale come noi: l'Unione Culturale si sta affacciando a questi temi e quindi guardatela come un'occasione per condividere con loro quello che sappiamo (o pensiamo di sapere) noi. A tal fine chi è a Torino può (se vuole) partecipare direttamente all'incontro, mentre gli altri possono lasciare un commento pubblico sul loro sito (http://www.unioneculturale.org/2014/12/digital-guerrilla/). Ciao, jc On 12/01/15 19:43, Cristian Consonni wrote:
Il 12 gennaio 2015 08:31, Giuseppe Futia <giuseppe.futia@polito.it> ha scritto:
Maggiori informazioni sono disponibili all'indirizzo: http://www.unioneculturale.org/2014/12/digital-guerrilla/. Nel link qui sopra compare questa frase: "Ha messo a disposizione di chiunque tutti i materiali che considerava beni comuni, come gli articoli di Jstor."
che è falsa. Aaron *non ha mai violato il copyright di JSTOR né ha diffuso alcun articolo di quelli che aveva scaricato JSTOR*.
Anzi (ironicamente, si potrebbe dire), il fatto che Aaron avrebbe in futuro diffuso quegli articoli era proprio la teoria degli inquirenti USA che, a loro dire, giustificava la "linea dura".
Questo è spiegato nel documentario dove per alto Carl Malamud (amico di Aaron, fondatore di public.resource.org e del progetto RECAP) ha dichiarato che, secondo un altro amico di Aaron, il download di massa degli articoli era l'inizio di un progetto di ricerca scientifica sul legame tra i finanziamenti alla ricerca da parte delle industrie americani e i risultati negazionisti del riscaldamento globale.
La risposta, purtroppo, non la sapremo mai.
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