On 28/03/2019 13:00, Giacomo Tesio wrote:
On 28/03/2019, Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net> wrote:
Se ho capito bene:
- L'analisi formale del contenuto (calcolo degli hash/fingerprints) sarà necessariamente automatico e quindi genererà economie di scala che centralizzeranno il trattamento Fintanto che gli utenti non imparano ad alterare leggermente il contenuto.
Questo è un problema tecnico noto dai tempi del DRM, comunque oltre agli hash "esatti" ci sono hash che misurano la /distanza/ da un contenuto dato: posso identificare contenuti /abbastanza simili/ ad uno che voglio proteggere. Aggiungici il watermarking e non sei mai troppo sicuro di aver alterato a sufficienza il contenuto originario.
Sono d'accordo che il rischio di centralizzazione che consoliderebbe le posizioni dominanti attuali è probabilmente il maggiore problema economico di questa riforma. E sono d'accordo che è necessario prendere contromisure radicali per decentralizzare il Web, rimpiazzando completamente questi servizi.
Ma questo non centra nulla con il GDPR.
Ma nemmeno decentralizzare i servizi c'entra nulla con il copyright. :-) L'intenzione sarebbe quella di usare il GDPR come cuneo legale contro il filtering, che promette di essere una macchina infernale di censura.
- L'upload del contributo su piattaforme viene fatto necessariamente da un utente registrato, non anonimo. Di conseguenza il solo atto di effettuare l'upload genera dei (meta-)dati che costituiscono un dato personale. Vero, ma il trattamento di questi dati può essere separato da quello del contenuto.
Non vi sono contenuti vietati "tout court" I contenuti sono leciti o vietati in funzione di chi ne fa l'upload e del suo ruolo in relazione di chi detiene i vari diritti. Potrei avere un ruolo rilevante per il contenuto (sono l'autore, l'editore, l'interprete, il fotografo, il curatore della mostra, l'agente, ...); potrei svolgere un'attività che mi garantisce dei privilegi (giornalista, ricercatore, forze dell'ordine) eccetera; potrebbero anche esserci dei criteri di giudizio da applicare per la citazione, parodia, ecc in funzione dell'intenzione di chi propone un contenuto derivato: il comico di professione, il politico, il musicista, il giornalista citano abitualmente, per contro un bot programmato ad hoc potrebbe "citare" strumentalmente per aggirare il divieto. Il contenuto andrebbe autorizzato o vietato in relazione a ciascuno di questi ruoli e a chissà quanti altri cui non ho pensato. Inutile profetizzare che tutto questo sarà oggetto di uno lucroso sforzo di codificazione e automatizzazione e gestito con degli schemi autorizzativi non dissimili da quelli già studiati per i DRM, un ginepraio che ha già dimostrato i suoi limiti. Il progetto Xanadu, l'ipertesto che Ted Nelson progettava prima dell'avvento del Web, aveva questi aspetti di gestione dei contenuti già nel progetto, e credo che la complessità risultante sia stato uno dei motivi per cui Xanadu ha avuto un ritardo tale da non vedere mai la luce. Ciao, Alberto
- Per verificare se può essere applicata un'eccezione (citazione, ecc) devo entrare nel *merito* del contributo, e questo non solo dipende da altri dati dell'utente ma ne genera altri ancora su di lui. Non mi è chiaro cosa intendi. Immagina un upload filter umano: non ha bisogno di sapere CHI ha effettuato un caricamento, ha bisogno semplicemente di vederne il contenuto e il contesto che può essere privato di qualsiasi informazione identificativa.
Forse mi sfugge semplicemente un esempio in cui sapere chi sono, dove sono etc... è fondamentale per riconoscere il mio diritto ad un'eccezione... cosa hai in mente?
- Essendo un obbligo di legge l'utente non può sottrarsi a questi trattamenti se vuole usare la piattaforma. Se tali dati personali appartengono al input minimo necessario per effettuare l'elaborazione, hai ragione. Semplicemente non mi viene in mente un caso.
Per riconoscere una parodia ad esempio ho solo bisogno di confrontarla con l'originale.
Tuttavia, non mi sorprenderebbe se all'utente venisse richiesto di dichiarare per quale scopo effettua l'upload. Ne semplificherebbe il trattamento.
Però davvero... non mi è chiaro quale tipo di dato personale potrebbe essere rilevate per calcolare una caratteristica del contenuto.
Giacomo