Grazie, Michele, per il cenno alla
Relazione della Commissione.
Mi era venuto il dubbio che fosse una
relazione diversa.... da qualla che conoscevo. Ed invece no: è
proprio quella che anche io, a volte, "punto", specialmente per
questi altri passaggi (pag. 138 e 139 del PDF):
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l’informatica non è uno strumento
aggiuntivo nella pubblica amministrazione, ma uno strumento di
riforma”, la mancanza di consapevolezza dell’importanza del
digitale ha portato la PA, negli anni, a non dotarsi delle
competenze tecnologiche, manageriali e di informatica giuridica
necessarie.
Dalle audizioni emerge più volte che
mancano le competenze interne e l’amministrazione sceglie di fare
ampio ricorso al mercato. L’analisi dei curricula dei responsabili
della transizione alla modalità operativa digitale rende difficile
affermare che il comma 1-ter dell’articolo 17 del CAD sia
rispettato, e cioè che “il responsabile dell’ufficio (. . . ) è
dotato di adeguate competenze tecnologiche, di informatica
giuridica e manageriali”, in alcuni casi per stessa ammissione dei
responsabili durante le audizioni.
[...]
Dai lavori della Commissione non si può
desumere che la spesa ICT sia eccessiva, ma sicuramente emerge una
scar-
sa capacità di controllo della qualità della spesa, soprattutto
per quanto riguarda i sistemi informativi e l’impatto
che dovrebbero produrre, sia in termini di risparmi, sia in
termini di miglioramento della qualità dei servizi, che non
viene quasi mai misurato. La mancanza di adeguate competenze
interne impedisce alla PA di contrattare adeguata-
mente con i fornitori, di progettare correttamente le soluzioni
necessarie, di scrivere bandi di gara che selezionino il
prodotto o il servizio più adeguato e aperto a nuove
implementazioni e, infine, di controllare efficacemente lo
sviluppo
e la realizzazione delle soluzioni informatiche.
[...]
La mancanza di competenze adeguate,
soprattutto nei livelli apicali, e una concezione desueta del
digitale, visto
come ancillare, di servizio e non come strategico, porta al
rischio sistematico di impiego inefficiente di denaro pub-
blico, in alcuni casi vero e proprio spreco. Lo scarsissimo
utilizzo dei servizi on line da parte dei cittadini e l’ancor
più scarso gradimento, i frequenti disservizi e una diffusa
percezione di una digitalizzazione che spesso non c’è o non
funziona, sono tutti sintomi di una spesa non efficiente e la
Commissione ha constatato che molto raramente la PA
committente si pone il problema di misurare l’efficacia e la
qualità della digitalizzazione. Visto il ritardo accumulato
dal nostro Paese è auspicabile che la spesa di sviluppo e
innovazione tecnologica nei prossimi anni aumenti e, dati gli
ampi margini attuali di risparmio di spesa che può derivare dalla
dematerializzazione e digitalizzazione di processo
sarebbe inopportuno non investire in questo senso, ma la
precondizione consiste nell’immettere una massiccia dose di
competenze nella PA in modo da agevolare il cambio culturale
necessario ad una trasformazione evitando che la spesa
pubblica sia solo acquisto di tecnologia.
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Bye,
DV
Il 02/03/22 12:20, Michele Pinassi ha
scritto:
Caro Damiano,
mi ricollego velocemente alla tua ultima, condivisibile,
considerazione per ricordare le conclusioni della (ignorata)
Commissione di Inchiesta Parlamentare sulla Digitalizzazione e
l'Innovazione nella PA[1], del febbraio 2020 (ma temo che la
situazione sia ben poco mutata):
"Il tentativo di istituire la figura di Chief
Digital Officer “a costo zero” è chiaramente fallito.
È di tutta evidenza che le figure necessarie non sono presenti
all’interno della PA, nonostante, come detto, la normativa
prevedesse figure analoghe sin dal 1993 e quindi non vi è
alcuna giustificazione per una mancata politica di assunzione
in quasi 25 anni. Il costo, però, di un protrarsi della
mancanza di giuste competenze nei livelli apicali, con la
conseguente esternalizzazione del know-how e l’impossibilità
di una reale interlocuzione tra pari con i fornitori, è un
costo di gran lunga superiore a quello necessario ad una
deroga del blocco delle assunzioni per figure con adeguate
competenze tecnologiche, manageriali e di informatica
giuridica. È inutile ricordare che i costi della
mancata transizione alla modalità operativa digitale sono
stimabili in miliardi di euro e non è pensabile continuare a
sostenerli a causa di una visione miope che pretende di
operare una tale trasformazione senza avere la risorsa più
importante in questo processo: il capitale umano."
Credo non ci sia bisogno di aggiungere altro.
Saluti,
MP
[1]
https://docs.italia.it/media/pdf/relazionecommissionedigitale-docs/bozza/relazionecommissionedigitale-docs.pdf
Il 02/03/22 12:03, Damiano Verzulli
ha scritto:
...tanto per essere chiari: alle raccomandazioni che l'Agenzia
per la Cybersecurity Nazionale ha _CORRETTAMENTE_ emanato un
paio di giorni fa, in relazione alla situazione ucraina [2]... e
che sono state ricevute da molti "tecnici" nei vari Atenei del
nostro Paese... il commento piu' diffuso, raccolto (da me) è:
"Ok. tutto vero. Ma... chi lo fa?". Semplicemente non è rimasto
piu' nessuno.... oppure, chi c'è, è ormai vicino alla
pensione... Probabilmente la risposta da dare è: "chiamate il
commerciale Google o Microsoft. Ci penseranno loro". E, ripeto,
parliamo di _ATENEI_.
Che sia il caso di iniziare a ragionarci sopra?
Saluti,
DV
--
Michele Pinassi - Responsabile Cybersecurity
Ufficio esercizio e tecnologie - CSIRT
Università degli Studi di Siena
irt@unisi.it
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Damiano Verzulli
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possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
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"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html