"If, conversely, the courts determine that machines do not understand and create, but merely operate probabilistic permutations on preexisting content, that is when LLM service providers will have to pay royalties." Ma perchè?
nel contesto dell'utilizzo di materiali preesistenti, è irrilevante la determinazione che le macchine comprendano e creinio, sono gli sviluppatori e fornitori del servizio che hanno utilizzato i contenuti per usi trasformativi o meno - quindi legittimi o meno. La domanda relativa all'input a cui le corti devono rispondere è semplice: può uno sviluppatore utilizzare materiali protetti per sviluppare un software che genera 'infinite' potenzialità di contenuti creativi? La questione se la macchina comprenda o crei riguarda semmai la potenziale proteggibilità, in base alle norme esistenti, dell'output. La dottrina prevalente ha già sostenuto che tale output non è proteggibile.
Al contrario, la prospettiva deve essere ribaltata, sono i titolari dei diritti che cercano di estendere il proprio monopolio alla conoscenza (improteggibile) che può essere estratta dalle espressioni proteggibili di cui detengono i diritti. Questo è il "third enclosure movement", una ennesima rappresentazione del "copyright maximalism", che cerca di internalizzare valore dallo sviluppo tecnologico che utilizza in maniera nuova (e trasformativa?) opere protette. Questa tensione tra titolari dei diritti e innovazione caratterizza tutta la storia del diritto d'autore e si è verificata centinaia di volte dal "piano roll" all'AI. Se, nel gestire questa tensione, se si privilegiano gli interessi dei titolari dei diritti, si rallenterà lo sviluppo tecnologico, viceversa si ridurrà l'incentivo alla creatività.
Giancarlo