INTERNET SOVRANO [di Mirko Mussetti]
La corte del distretto centrale di Taganskij (Mosca) nella
Federazione Russa ha multato per 3 milioni di rubli (41 mila
dollari) il gigante statunitense dell’informatica Google per non
aver archiviato i dati degli utenti russi sui server locali. Stessa
sorte potrebbe toccare alla piattaforma di messaggistica WhatsApp
(Facebook), verso la quale è stato aperto un procedimento
amministrativo per le medesime ragioni.
Perché conta: Ben inquadrata nella nuova Strategia per la sicurezza
nazionale 2021-27, la legge per la tutela della privacy prevede la
localizzazione dei dati personali in server ubicati nel territorio
della Federazione. Dunque nelle immediate disponibilità dei servizi
segreti russi.
L’accesso diretto ai dati della cittadinanza non permette solo un
maggior controllo sociale e quindi la perduranza della verticale del
potere, ma inibisce le potenze straniere dalla profilazione degli
internauti russi per l’organizzazione esogena di moti sovversivi
(rivolte colorate). Il dispositivo cibernetico diventa dunque
essenziale per la tenuta del tessuto sociale e per l’individuazione
di agenti stranieri attivi e ostili entro i propri confini.
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