Buongiorno di nuovo Marco, approfitto anch'io per chiarire questo punto di eterno disaccordo (mi sembra siano anni ormai) fra me e te. :) Il 26/01/2011 13:44, M. Fioretti ha scritto:
Prima di tutto, nel finale di quel mio articolo io parlo ESPLICITAMENTE di roba "scaricata senza bisogno", cioè per moda, bulimia digitale o comunque vogliate chiamarla, ma poi non usata. Cioè roba il cui unico effetto concreto, anche per chi l'ha scaricata, è solo gonfiare le statistiche in un modo che fa comodo solo alle major.
Non concordo che sia l'unico effetto concreto e non concordo su quelle statistiche che le major hanno manipolato e manipolano indipendentemente da qualsiasi fenomeno reale. Visto l'operato delle major (ricordiamoci che le campagne contro l'uso del telecomando e dei sistemi di videoregistrazione per saltare la pubblicità sono terminate solo nel 2003-2004) secondo me è una pura illusione credere che se si condividesse "di meno" le major non chiederebbero ugualmente la chiusura di Internet e pene detentive superiori ai 5 anni. Siamo di fronte a persone che gioiscono nello sfruttare gli abusi sessuali sui bambini come scusa per chiudere Internet, quindi non dobbiami mai considerare questo un dibattito in cui la controparte abbia il minimo rispetto o correttezza. La "bulimia" è la conseguenza del juke-box celestiale che è diventato realtà ed è uno dei fattori che stimola sia la fruizione delle opere sia la creatività. Avere in catalogo un numero enorme di opere inascoltate è un bene per ricadute pratiche (per esempio si tende ad andare a concerti di gruppi che non si conoscono se si hanno le loro opere a portata di orecchie e di HDD, anche se mai ascoltate prima) e per ricadute di stampo creativo (quando si fanno remix e mashup o si cercano sfondi sonori adeguati per i propri slideshow, documentari o anche solo per una dedica, si tende ad ascoltare anche quello che non si è mai ascoltato prima). Il juke-box celestiale e la bulimia digitale sono a mio avviso fra i fattori più importanti che contribuiscono alla rapida trasformazione dei fruitori in creatori
ma la STRAGRANDE maggioranza dei "pirati" che io incontro nel mondo reale NON è affatto fra i migliori clienti, anzi. E' gente che o non HA affatto i soldi o non li VUOLE spendere in quel modo. E che NON perde tempo, per mille motivi, a rispondere a sondaggi di qualunque tipo.
Proprio per questo esistono gli studi scientifici che grazie alla statistica ci consentono di andare al di là delle proprie impressioni personali. Un campione statisticamente significativo per definizione risolve il tuo ultimo dubbio. Poi, se non vogliamo credere alla statistica, allora ognuno afferma la "propria verità" senza verifiche scientifiche. Per esempio io ho esperienze opposte alle tue e come potrai immaginare vivo immerso in piccole comunità, cerchie di amici ecc. in cui chiaramente la percentuale di condivisori è circa il 100%. Anzi esattamente il 100%. La spesa per opere culturali è stratosfericamente più alta rispetto a chi non condivide e si concentra essenzialmente in rappresentazioni dal vivo (concerti musicali), opere d'artigianato, abbonamenti a servizi online e sale cinematografiche (con un calo drastico su queste ultime a causa del boicottaggio da diversi mesi a questa parte). Considera che il minimo, proprio minimo, è di 4 concerti al mese, che in estate arrivano anche a 12-15 al mese. Fra parentesi, una cosa interessante che sto notando è che nella fascia d'età dei giovanissimi si sta affermando una presa di coscienza (condivisione e violazione del copyright come affermazione ideologica o con motivazioni etiche/morali) più forte di quella dei miei coetanei (30-40-50 anni di età). Ciao, Paolo