ciao, non ho le competenze minime per azzardare osservazioni nel merito dell'articolo, che mi pare estremamente interessante anche se ne capisco solo le linee generali. Vorrei però cogliere l'occasione per rimarcare un elemento che mi lascia sempre più stupefatto in quest'epoca di bio-tech: l'insistenza (crescente) sul concetto di "codice", "informazione", "comunicazione" (lettura-scrittura-esecuzione) ecc. legata alla virologia in particolare, alla genetica e quindi alla biologia in generale. Per essere il più concisi possibile: il paradigma dell'informazione non è adeguato alla biologia. Deriva da un'interpretazione essenzialista (platonico-aristotelica) dell'ereditarietà dei caratteri, che sarebbero "trasferiti" in maniera invariante dai geni da un individuo all'altro "per la conservazione della specie" (che in termini darwiniani non esiste, se non come "etichetta" nominalista per ragioni di pragmatica classificatoria). "Errori" di traduzione e influenze ambientali (rumore ed epigenetica) non toccano il cuore della faccenda: l'ordine invariante suppostamente alla base del vivente. Ciò è semplicemente falso, a livello scientifico, e qualsiasi biologo sa bene che la variabilità è primaria e presente a livello molecolare, embrionale, genetico ecc. Il vivente funziona grazie alla variabilità (caos stocastico) a tutti i livelli, dal subatomico al sociale; non grazie all'invarianza che riproduce un presunto ordine fondamentale. Capisco che l'immagine dell'RNA messaggero come di una memoria RAM e del DNA come di una memoria ROM sia icastica, ma è scorretta e fuorviante: non serve expertise genetica per comprenderlo. Scorretta e fuorviante almeno quanto l'immagine del corpo umano gestito da un cervello-calcolatore. Il cervello non è un computer, fine della faccenda. Il corpo umano non è una rete di calcolatori. Le relazioni fra biomi viventi non sono programmi informatici, anche se si possono eseguire modellizzazioni (MODELLI, non realtà). Non ci sono byte e bit binari nella chimica organica, tanto meno nella biologia. Mai visti né misurati. Il fatto che viviamo nell'epoca dell'informatica trionfante non può oscurare la semplice realtà dei fatti. Può semmai creare false aspettative e profezie che si autoavverano. questa mia insofferenza deriva probabilmente dal fatto che oltre dieci anni fa tradussi un testo per Elèuthera, "Ni dieu, ni gène" https://eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=252 scritto all'inizio del millennio da un biologo e un virologo-immunologo. All'epoca mi pareva esagerato insistere sul fatto che conoscere il "codice" genetico non significa decifrare (e quindi controllare...) le chiavi della Vita (notare l'afflato da apprendisti stregoni che spesso traspare dai progetti biotech. Il Codice Genetico come la Bibbia del Vivente. Dovrebbe far rizzare le antenne!) Invece da allora si sono moltiplicati i test genetici per "scoprire" le origini delle persone (quanto sei neanderthal?), ovvero predire il loro futuro (tua figlia sarà intelligente e con gli occhi azzurri?). La predestinazione divina funziona meno che in passato, in compenso la predestinazione genetica sembra avere un luminoso (e lucroso) futuro di fronte a sé. Ma la statistica e la probabilità di eventi riguardanti esseri viventi NON sono la realtà: sono estrapolazioni, calcoli, ecc. e soprattutto SEMPLIFICAZIONI. è lo stesso discorso dell'intelligenza artificiale: un calcolo probabilistico relativo a un evento che non si è mai verificato può dar luogo a una "predizione" basata su un "apprendimento" (es. algoritmi di predpol, inferenza bayesiana spinta, ecc.), ma solo a costo di arbitrarie semplificazioni e inferenze pesantemente biased. vabbè mi sto perdendo. sull'argomento, consiglio "Rage inside the machine" che è un po' lunghetto in alcuni passaggi ma abbastanza chiaro in merito https://www.rageinsidethemachine.com/ Per tornare alla questione informazione e "codice" genetico: nel corso del prossimo anno pubblicheremo un altro testo del biologo Jean-Jacques Kupiec a proposito dell'impossibilità di conciliare la genetica attuale con la teoria darwiniana. Perché sarà anche confortante ed esaltante immaginare di poter trattare virus e micro-organismi come programmi informatici, con tutto il corollario di containerizzazioni e trigger relativi (dev ops in genetica, mi fa venire i brividi solo a pensarci... desideri inespressi di onnipotenza verso l'abolizione dello spazio-tempo, ridotto a istantaneità: clicco qui e funziona tutto "automagicamente" di là), ma è fuorviante e scorretto. Non c'è un'informazione ordinata che viene trasmessa dai geni, come se ci fosse chi detiene l'informazione-programma, chi la trasmette, chi la esegue ecc.: sono gli occhiali della vulgata genetica che ci spigono a vedere l'informazione ordinata da eseguire, laddove c'è invece variabilità stocastica e co-operazione evolutiva (darwiniana) fra molecole, cellule, ecc... roba ben più complessa! Forse accade anche perché dietro alla scienza c'è quasi sempre un'ideologia, per il fatto che conoscere è una forma di potere. Chi sostiene di essere scevro di ideologia in genere non lo è affatto, o quantomeno rischia di trovarsi come quegli scienziati che fecero il loro lavoro per la "conoscenza pura" e poi scoprirono che era stato usato per tutt'altro. ciao k. --- "tecnologie appropriate - https://alekos.net" "pedagogia hacker - https://circex.org" Il 27/12/20 12:00, nexa-request@server-nexa.polito.it ha scritto:
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1. Reverse Engineering the source code of the BioNTech/Pfizer SARS-CoV-2 Vaccine - Articles (Alberto Cammozzo)
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Message: 1 Date: Sun, 27 Dec 2020 09:12:38 +0000 From: Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net> To: Nexa <nexa@server-nexa.polito.it> Subject: [nexa] Reverse Engineering the source code of the BioNTech/Pfizer SARS-CoV-2 Vaccine - Articles Message-ID: <F2DB906B-D06B-40EF-9611-0D4F0B758D10@zeromx.net> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
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