On 15/05/2019, Andrea Glorioso <andrea@digitalpolicy.it> wrote:
On Mon, May 13, 2019 at 11:25 AM Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> wrote:
E la cosa divertente (tragica) è che questi argomenti fanno presa su chi (NON) vieta la commercializzazione di queste armi.
Non capisco bene cosa intendi con “armi”
Scusa, hai ragione. Visto che parliamo di videogiochi in cui il giocatore controlla diverse armi virtuali, in effetti la mia affermazione era ambigua. Intendevo che questi videogiochi sono equivalenti a mine anti uomo. Armi distribuite capillarmente non su terreni delimitabili ma nelle case. L'unica vera differenza è che mutilano il cervello delle vittime invece che strappare loro braccia e gambe. Qualche volta causano anche morti. Sociali, quando non fisiche. Cosa che appare ovvia ed inevitabile a qualsiasi informatico competente. Lo sanno tutti che la User Experience determina... l'esperienza dell'utente! :-) In questo tipo di giochi l'esperienza include uccisioni, massacri, furti, sangue che schizza, organi rimossi dal corpo, violenza fine a se stessa. Il tutto percepito in modo estremamente realistico dal "giocatore" completamente immerso nella trama del gioco anche laddove la grafica risulta meno efficace. A febbraio avevo proposto a questa lista un bel saggio di Kevin T. Baker che spiega come e perché SimCity abbia diffuso in tutto il mondo la conoscenza inconsapevole di un modello economico che potremmo chiamare "giustificazionista" nei confronti delle politiche antisociali dettate dai grandi capitali. Qui invece abbiamo armi studiate per - causare dipendenza - assuefare alla violenza - azzerare l'empatia umana per le vittime, oggettificandole E la cosa delirante^W divertente e che ci convincono pure a pagarle. :-D Freire aveva proprio ragione, non credi? Si tratta di video giochi educativi, nel senso più pieno della parola. Educano i giocatori ad interpretare lo psicopatico^W^W il suddito^W consumatore^W cittadino modello, non credi? :-D Purtroppo, dal punto di vista di chi non condivide il modello di società che emerge dalla composizione di agenti istruiti in questo modo, questi software corrispondono ad armi. Armi informatiche pericolosissime. Armi culturali. Trattandosi di software tuttavia, non credo che andrebbero vietati. Il software è un dato che rappresenta un'informazione nella mente di chi lo crea. La libertà di pensiero e di espressione sono troppo importanti in una democrazia. In democrazia non si può uccidere un'idea sbagliata, si può solo confutarla in modo credibile, autorevole. E la credibilità richiede coerenza. E in una democrazia, un governo autorevole non può regolamentare il pensiero, altrimenti diventa autoritaria, non autorevole (e sì, questo vale anche per le Fake News). Quello che bisognerebbe impedire è di trarre profitto da questi software. Puoi produrli e distribuirli, ma qualunque entrata (diretta o indiretta, in qualsiasi moneta) che derivi dall'esecuzione di tali programmi è tassata¹ al 100%. Questo perché se ne vieti semplicemente la vendita, questi inizieranno a distribuirli gratuitamente e profittare attraverso acquisti in game o vedendo gli innumerevoli dati medici² che queste applicazioni possono diffondere sul giocatore. In questo modo non limiti la libertà di espressione, ma solo lo sfruttamento economico della violenza, dell'erosione della coesione sociale e della salute dei giocatori. Giacomo ¹ Qui si apre tutto un discorso tecnico sulla possibilità tecnica e sull'opportunità politica di tassare lo sfruttamento dei dati personali. Personalmente sono scettico sulla possibilità tecnica e contrario sull'opportunità politica. A meno che non si parli di tasse dell'ordine di oltre 10€ a BIT trasferito dal device che lo colleziona o inferibile dal server (perché talvolta non è necessario che il client invii il dato personale per acquisire l'informazione corrispondente: basta la richiesta di una certa informazione. E.g, se chiedo una sprite rossa al server, probabilmente vedo il rosso). ² Un videogioco può collezionare innumerevoli informazioni mediche. Queste sono quasi certamente già sul mercato, ma nessuno se ne preoccupa perché pochissimi sono consapevoli del problema. E poi oggi bisogna spillare soldi a Facebook e Google, mica proteggere la popolazione!